Recensione 'Ti prendo e ti porto via'
di Niccolò Ammaniti - Mondadori

by - 15.5.23


TI PRENDO E TI PORTO VIA || Niccolò Ammaniti || Mondadori || 452 pagine || 17 giugno 2014

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A Ischiano Scalo il mare c'è ma non si vede. In questa periferica maremma di paludi e zanzare, di bar e casette affacciate sul nulla di una strada provinciale si svolgono due storie d'amore. Pietro e Gloria sono due ragazzini. Lei è figlia di un direttore di banca, è sveglia, bella e sicura di sé. Lui è figlio di un pastore psicopatico, è introverso, sognatore, e la vittima preferita dei bulli del paese. Graziano Biglia è tornato a Ischiano, con la sua fama di chitarrista sciupafemmine e il cuore spezzato da una cubista. Qui conosce la professoressa Flora Palmieri, una donna sola e misteriosa che ha rinunciato alla propria vita per prendersi cura della madre. E tra i due, in apparenza lontani come i pianeti di due galassie, nasce un'attrazione. Una folla di creature strambe e grottesche si muove attorno ai protagonisti, come nella scia di un vento elettrico e vorticoso.

"Ti prendo e ti porto via", ma via da cosa? Da dove? Sembra una frase bellissima quella di Ammaniti nel titolo di questo libro, ma chissà se davvero è così.
Chissà se essere portati via è sempre la cosa giusta; chissà se dietro quel via ci sono i sogni realizzati o l'incertezza.

A Ischiano Scalo, costa laziale, mille anime in croce, una piazza, un bar e poco altro, c'è poco da fare e poco da portare via.
Tra queste strade battute dal sole e dall'odore di salsedine che risale i campi, si muovono le vite di Pietro, Gloria, Graziano, Flora e di tutto un concerto di voci necessarie a dare colore a questa storia.
Come in tutti i piccoli paesi, a Ischiano Scalo si conoscono tutti da sempre; ci sono abitudini che si rispettano, quasi la vita andasse avanti più per inerzia che per reale volontà.
Quello è Pietro Moroni, il vero protagonista di questa storia.
Questa storia inizia d'estate, in quello che potrebbe essere un ultimo giorno di scuola come tanti altri; davanti le vacanze, il sole, i bagni in mare, le corse in bici. E invece, per Pietro Moroni tutto finisce quel giorno lì: NON AMMESSO. Scritto in rosso, in grande. NON AMMESSO.
Ma com'è possibile? Pietro è sempre andato bene a scuola, è un ragazzo tranquillo, non ha mai creato problemi, ama leggere e sogna di andare al liceo e poi all'università.
E invece è possibile: NON AMMESSO. Scritto in rosso, scritto in grande. E dietro quelle due parole si nasconde il segreto di questo romanzo, perché è proprio da quel 18 giugno che la vita di Pietro, e non solo la sua, cambierà per sempre.

Ti prendo e ti porto via è un romanzo nel quale scorre la vita, ma non quella bella, felice, quella dei cieli azzurri e del rumore di onde che si infrangono dolcemente sulla battigia. Tra queste pagine c'è la vita sporca, cattiva, la vita che ti prende a morsi anche quando avresti bisogno di una carezza.

Ammaniti, più che creare dei personaggi, dirige un'orchestra nella quale ogni strumento è necessario affinché la melodia funzioni.
Se a primo impatto ogni musicista potrebbe apparire fuori tempo, giunti al finale di quest'opera ci si rende conto di aver ascoltato una musica unica.
Ogni aneddoto, ogni dettaglio, ogni parola portano a un unico risultato: la vita che prende il sopravvento.

Durante la lettura ci si chiede spesso cosa leghi Pietro a un personaggio come Graziano; e Ammaniti è bravissimo ad accompagnarci verso la soluzione di quello che potrebbe apparire come un insieme di storie slegate e che, invece, si riuniscono tutto sotto il sole cocente della piazza di Ischiano Scalo.
Sarà lì, dietro le luci blu di un'ambulanza e il corpo privo di vita di una donna, che Pietro Moroni, 12 anni, NON AMMESSO, e Graziano Biglia, 43 anni, vincitore del titolo Trombadeur della riviera romagnola, vedranno le loro esistenza frantumarsi.

È strano Niccolò Ammaniti; non è uno di quegli autori di cui si legge tutto, non lascia addosso la voglia di recuperare ogni suo scritto, ma qui affascina e lo fa con rudezza, quasi con cattiveria.
Tra queste pagine faremo i conti con l'ingiustizia, col bullismo, la solitudine, il dolore, la perdita e vedremo ognuna di queste cose sotto la loro luce peggiore.
Non ci sarà pace, non ci sarà un lieto fine né una flebile speranza per i nostri protagonisti.

Un romanzo forte, strutturato, tosto, a tratti ammorbante, che afferra alla gola e non si fa lasciare. Crudo, a volte troppo... un'esagerazione, a parer mio, l'iper-descrittività di certe scene di sesso.
Imperdonabili, visto il nome in copertina, certi scivoloni sui congiuntivi. Ma al di là di tutto ciò, un romanzo da divorare, comprendere, amare e conservare.

E chissà se Pietro ha portato via Gloria?

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