Recensione 'Elisabetta di York. L'ultima rosa bianca'
di Alison Weir - Neri Pozza


ELISABETTA DI YORK L'ultima rosa bianca || Alison Weir || Neri Pozza || 21 luglio 2023 || 575 pagine



Da che ne ha memoria, Elisabetta ha sempre saputo di essere importante: primogenita del re Edoardo iv e di Elisabetta Wydeville, la sua nascita è stata celebrata con la stessa gioia riservata a un erede maschio. I capelli tra il rosso e l’oro, gli occhi blu e i lineamenti delicati, non ha la bellezza algida della madre e tuttavia è graziosa; i suoi sogni sono popolati da cavalieri che salvano fanciulle e innamorati che si giurano fedeltà, come nelle storie d’amore che divora. Promessa sposa al Delfino di Francia fin dalla piú tenera età, a diciassette anni Elisabetta è una giovane donna che si appresta a compiere il proprio dovere. Ma quando una nuova alleanza politica manda a monte il fidanzamento, provocando la morte di suo padre, in quel vuoto si insinua, subdolo, il fratello del re, Riccardo iii, da troppi anni assetato di potere. Davanti a quella meschina usurpazione, alla famiglia di Elisabetta non resta che una soluzione: fuggire. Perché, come in una favola nera, la giovane e i suoi fratelli si vedono improvvisamente privati non solo del titolo, ma anche della loro stessa identità. Decisa a sopravvivere a ogni costo alla rovina, Elisabetta si trova cosí al centro dello scontro fra York e Lancaster: un campo di battaglia dove schiererà tutto il proprio coraggio e la propria intraprendenza. 
Attingendo a una ricca documentazione storica, Alison Weir racconta cosí la storia struggente, avventurosa e a volte tragica di Elisabetta di York, figlia, sorella, nipote e madre di re. Consorte modello, donna generosa e influente, Elisabetta visse uno dei periodi piú turbolenti della storia inglese, eppure riuscí a lasciare dietro di sé un’eredità destinata a specchiarsi nei secoli, e a concretizzarsi, anni dopo, in quella nipote che sarebbe stata la prima donna della dinastia Tudor a salire al trono: Elisabetta I. 


Per noi affezionati lettori di Alison Weir sono stati mesi di ansia: conclusa la serie che vedeva protagoniste le sei mogli di Enrico VIII, Neri Pozza avrebbe portato in Italia altri romanzi dell'autrice britannica? 
Ebbene, la risposta ai nostri dubbi (e alle nostre paure) viene dissipata dalla pubblicazione di questo nuovo romanzo, Elisabetta di York L'ultima rosa bianca.
Come si evince dal titolo, in questo nuovo libro Alison Weir ci racconta la vita di Elisabetta di York, figlia di Edoardo IV ed Elisabetta Wydeville, ma, soprattutto, madre del ben noto Enrico VIII!

La storia narrata copre un'arco di tempo di poco più di trent'anni, prendendo il via quando Elisabetta di York ha appena 4 anni e, assieme alla madre, alla nonna e alle sorelle minori, fugge dalla sua residenza e si rifugia in un santuario, dove le donne chiederanno asilo e protezione mentre Edoardo IV viene deposto e il trono viene riconsegnato ad Enrico VI.

Il romanzo si può dividere nettamente in due parti: nella prima la narrazione procede spedita; in meno di 250 pagine, l'autrice ci racconta 15 anni di vita di Elisabetta e della sua famiglia, inglobando una serie infinita di personaggi difficilmente distinguibili e di avvenimenti che si susseguono senza sosta, lasciando spazio a un racconto che risulta alquanto superficiale.
Molte cose stridono, prima fra tutte la caratterizzazione della piccola Elisabetta che, a soli 4 anni, ha l'eloquio di un'adolescente, tanto che la madre si confida con lei, riversandole addosso le sue ansie e le sue paure, parlandole dei segreti di Corte, dei problemi che vedono coinvolta la famiglia reale e delle persone che lei reputa nemici.
Sicuramente in quell'epoca i bambini, soprattutto quelli cresciuti all'interno della Corte, erano più maturi della loro età, ma qui si esagera un po'!

La seconda parte del romanzo, invece, è l'esatto opposto della prima: dopo la morte di Edoardo IV e l'ascesa al trono del fratello, conosciuto storicamente come l'Usurpatore, il romanzo fatica a decollare, almeno finché Enrico VII riesce a conquistare il regno e sposare Elisabetta. 
Ma anche qui la narrazione stenta, con Enrico che vive nell'ansia perenne che qualcuno cerchi di usurpare il suo trono, vedendo nemici in chiunque, persino nei familiari della moglie.
Elisabetta, che pensava di regnare al fianco del marito, essendo lei l'erede diretta, si ritrova relegata al ruolo di moglie e madre, benché i suoi figli vengano allontanati da Corte, come consuetudine dell'epoca, poche settimane dopo la loro nascita.

La caratterizzazione di Elisabetta di York e di Enrico VII è basica, spesso messa da parte in favore delle innumerevoli descrizioni degli abiti che indossa (maledetto il panno d'oro!) e dei cibi che imbandiscono le loro tavole.

Sicuramente un grande passo indietro rispetto alla saga sulle sei di Enrico VII, dove l'autrice era stata in grado di raccontarci ogni donna nelle sue mille sfaccettature e dove le descrizioni non risultavano mai ridondanti, ma, anzi, erano piccole perle all'interno di storie già meravigliose.
In questo caso, invece, i protagonisti risultano scialbi, l'amore tra Elisabetta ed Enrico VII, per quanto forte e reale, è messo continuamente in secondo piano dalle apprensioni di lui e dalla mancanza di iniziativa di lei.

Elisabetta stessa risulta quasi una marionetta manovrata prima dalla madre, una donna costantemente in preda all'ansia, che vive sempre sul chi va là, continuamente convinta che tutti le siano nemici, poi dal marito che pare quasi "usarla" per arrivare a indossare una corona che ha sempre pensato gli appartenesse.

Resta valida la scrittura di Alison Weir, unico motivo per il quale, tutto sommato, si arriva alla fine di questo romanzo, ma nell'insieme non è sicuramente il suo lavoro migliore.




Ringrazio la Casa Editrice per avermi inviato una copia del romanzo

La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

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