Recensione 'La centenaria con la pistola'
di Benoît Philippon - Ponte alle Grazie

by - 3.7.23


LA CENTENARIA CON LA PISTOLA || Benoît Philippon || Ponte alle Grazie || 
13 giugno 2023 || 370 pagine



Un piccolo villaggio nel Massiccio Centrale francese. L'alba. Risuonano degli spari. Un'anziana signora ha imbracciato la doppietta e si è messa a far fuoco contro il vicino di casa, poi contro i poliziotti sopraggiunti. È così che l'ispettore André Ventura incontra la centoduenne Berthe Gavignol, cinque volte vedova, ancora piuttosto arzilla e ancora dotata di buona mira. Nell'interrogatorio che segue, l'ispettore e il lettore impareranno a conoscere la vivace vecchietta dalla lingua affilata e dal grilletto facile, indotta a ripercorrere gli episodi principali della sua lunga vita e della sua carriera criminale. Chi è stata davvero Berthe: una serial killer, una sorta di Barbablù al femminile o una donna libera, una femminista ante litteram, capace di conquistarsi l'emancipazione a colpi di pistola?
Un'occasione sprecata: questa è la conclusione alla quale sono giunta, parlando di questo di questo libro con la Bacci (no, la centenaria del titolo non è lei!).

La centenaria con la pistola è il racconto della vita di Berthe Gavignol, nata l'11 luglio 1914, sposata sei volte, vedova altrettante!
All'età di 102 anni, e dopo aver seppellito sette uomini nella cantina della sua casa, Berthe viene arrestata per aver sparato al suo vicino e ai poliziotti che circondano la sua villetta.
Seduta su una scomoda sedia nella stanza degli interrogatori di un commissariato, al cospetto dell'Ispettore Ventura, Berthe dipanerà la lunga storia della sua sfortunata vita.
Orfana di un padre morto durante la Prima Guerra Mondiale e mai conosciuto e con una madre che l'ha sempre ignorata sino ad abbandonarla definitivamente, Berthe cresce con Nana, l'amata nonna che vende alcool di contrabbando da lei stessa prodotto.
Berthe è bella e procace tanto quanto vivace e disinibita e dimostra queste sue peculiarità sin da piccola!

Quella che Gavignol racconterà a noi e all'Ispettore Ventura è una vita fatta di sofferenza, povertà e dolore. Tra mariti violenti e soldati nazisti pronti ad approfittare di lei, Berthe ha dovuto combattere per tutta la sua vita non solo contro gli uomini che ha sposato, ma anche contro i pregiudizi dei suoi stessi concittadini.

La protagonista è sicuramente piacevole: ironica e un po' sopra le righe, Berthe Gavignol ha tutte le carte in regola per ammaliare i lettori! 
Il problema è la storia che Philippon le cuce addosso; una storia che all'inizio potrebbe apparire un po' surreale, ma che, andando avanti con la lettura, si rivela esagerata e faticosa da leggere.

Se inizialmente si empatizza con Berthe e ci si addolora per le sventure che le capitano, proseguendo nella narrazione subentra una sorta di fastidio che porta a pensare che tutto ciò che accade a Berthe sia davvero troppo.
Ogni marito porta con sé un carico di violenza e noia che ci fanno chiedere perché questa donna si ostini a sposarsi, soprattutto davanti al suo professarsi indipendente e libera!
La risposta è solo una: il sesso. Sin da ragazzina, Berthe ha fatto del suo corpo e del piacere che può ricavarne la sua fonte di gioia e l'autore sceglie di metterci a conoscenza di ogni dettaglio relativo ai rapporti sessuali di Berthe, inclusa una sorta di relazione lesbica avuta da adolescente, che viene buttata lì, tra il racconto di un marito morto e l'altro.
Ogni piccolo particolare del rapporto sessuale tra Berthe e Mirtylle viene descritto da Philippon con dovizia di particolari. Quanto è funzionale tutto ciò al romanzo? Per nulla!

Un capitolo a parte meriterebbe Luther, unico vero grande amore di Berthe. Il problema è che quando la loro storia si concretizza, per poi concludersi, anch'essa, in maniera tragica, nel lettore è già subentrata quella stanchezza che lo porta a leggere più per inerzia che non per reale interesse; e l'empatia che Berthe e il suo dolore meriterebbero di ricevere, è scomparsa parecchie pagine prima.

Il finale, che l'autore ha voluto rendere tragico e commovente al tempo stesso, non fa altro che acuire quella sorta di fastidio strisciante che accompagna buona parte della lettura di questo romanzo.
Un'occasione sprecata: quella di raccontare la vita dolorosa di Berthe Gavignol, trasformata dall'autore in una ninfomane armata!
Non aiuta, ovviamente, la scrittura cruda di Philippon, ciliegina (avariata) su una torta stantia!



Ringrazio la Casa Editrice per avermi inviato la copia del romanzo

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