Recensione 'Meno male che ci siete voi'
di Amanda Colombo - Garzanti


MENO MALE CHE CI SIETE VOI || Amanda Colombo || Garzanti || 2 maggio 2023 || 245 pagine

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1. Quando entra un cliente, saluta sempre per primo. 2. Non chiedere mai al cliente cosa vuole, ma come puoi aiutarlo. 3. Ascolta il cliente con attenzione. 4. Mai giudicare. 5. Sorridi. Sorridi sempre. 6. Lascia che chi entra possa girare per ogni pertugio della libreria. 7. Quando entra un bambino, portati alla sua altezza. 8. Appena puoi, osa. Azzarda. Porta il cliente lontano dai suoi gusti abituali. 9. Leggi tanto, tantissimo. 10. Sii paziente. Scegliere un libro è come trovarsi un amico: c'è chi si butta e chi si avvicina con diffidenza. All'alba dei trentacinque anni, Bianca abbandona le Dolomiti per lasciarsi alle spalle un ricordo doloroso e si trasferisce nel paese in cui ha trascorso l'infanzia, poco fuori Milano. Ha deciso di tornare nell'appartamento della nonna, lì dove è stata davvero felice. Perché, sotto casa, c'è «La stanza di Virginia», la libreria del signor Marco, che l'ha sempre accolta con un sorriso e un buon consiglio. È cresciuta tra quegli scaffali polverosi, incartando volumi dietro il bancone e consultando i testi per le ricerche scolastiche. Quando il vecchio libraio le annuncia che sta per chiudere, Bianca non riesce a crederci e, benché dispiaciuta, accetta la proposta di aiutarlo nei mesi che restano. Giorno dopo giorno, impara dal signor Marco i trucchi del mestiere: come prestare orecchio senza essere invadente o come interpretare i gesti dei clienti alla ricerca di un libro. A riempire questa nuova vita ci sono anche le migliori amiche di Bianca, l'incontenibile Mavi e la paziente Dele, ognuna con i propri problemi, ma pronte a sostenersi a vicenda. Eppure, per poter andare avanti, Bianca sa di dover chiudere i conti con il passato. E forse la libreria può rivelarsi un punto di inizio, sia per lei sia per le sue amiche. Da anni Amanda Colombo lavora come libraia e ha imparato a guidare i clienti nella scelta di un libro, scoprendo che, spesso, non sono alla ricerca solo di una buona lettura. Dalla sua esperienza è nato "Meno male che ci siete voi", un esordio che non è solo un inno alle librerie, ma soprattutto una storia di amicizia e crescita, che passa attraverso il dolore e rifiorisce grazie alla carta stampata. Perché non c'è un'età giusta per scoprire e inseguire una passione.


Per parlarvi di questo libro dovrei stilare un elenco di premesse, ma non ho intenzione di tediarvi, quindi mi limiterò a quelle più importanti:
  1. se non ci fosse stato quel nome in copertina, non avrei mai preso in considerazione questo romanzo (libri, librai, librerie... puzza di fregatura lontano un miglio!);
  2. il nome, appunto: conosco l'autrice. Non vi dico altro perché sono cose private, ma vi basti sapere che coi ringraziamenti ho riso parecchio e ho pensato che le servirebbe l'assoluzione di un prete! E se ancora ce ne fosse bisogno, ripetiamo tutti assieme: ESSERE LETTORI FORTI NON RENDE BRAVI SCRITTORI.
Ma ho fatto la brava e ho affrontato questo romanzo con curiosità e senza pregiudizi. Risultato: questo libro è brutto; e lo è per diversi motivi.

LA STORIA. Banale? Già letta? Scontata? Insomma, nulla di esaltante! Tre protagoniste, qualche tragedia, alcune vicissitudini, la-libreria-che-salva-la-vita. Quanti romanzi esisteranno con questa trama? Troppi! Sentivamo l'esigenza di averne un altro? Assolutamente no!

LE PROTAGONISTE. Tre, anche se quella attorno alla quale tutto ruota è Bianca, con la sua zazzera rossa (ehm...). Le altre due, le amiche del cuore, sono Mavi e Dele (voi la immaginate la mia espressione davanti a questi nomignoli, vero?!).
In realtà, le tre si chiamano Bianca Maria, Maria Vittoria e Mariadele, dette anche "le tre Marie" (a me sarebbe parso più consono "le tre Grazie", ma vabbè!).
Che dire di questo trio di ulta-trentenni irrisolte? Amiche da una vita, a un primo sguardo del lettore oltre a non avere nulla in comune tra di loro, si detestano cordialmente... solo che non possono dirlo, altrimenti la trama del romanzo andrebbe a gambe all'aria. E quindi si supportano a pagina 10 e si sfanculano a pagina 15. E via così per buona parte della storia!

Di tre non ne fanno una sana, diciamolo subito. Bianca ha appena perso (come? Boh... un incidente a caso) l'uomo che amava (e al quale aveva piantato un bel paio di corna per una storia degna di Temptation!).
Molla tutto e torna nel luogo natìo, occupando la casa della defunta nonna che, guarda un po', si trova proprio sopra una libreria.
Ma non una libreria qualunque, bensì quella del signor Marco e della fu signora Virginia. La facilità con cui, in questo romanzo muoia la gente inutile ai fini della trama, è degna del miglior Dan Brown.

Lasciamo un attimo Bianca a svuotare valigie su uno dei letti dei sette nani e passiamo alle altre due sce... ehm... protagoniste. 
Mavi: bionda, magrissima, tacco 12 onnipresente, sempre super-griffata (la descrizione dei suoi outfit è degna di Vogue, peccato non serva a nulla ai fini della storia!). Vive ancora con mamma e papà, anche se tecnicamente occupa la mansarda dell'immane villa di famiglia.
Notaio in divenire (manco tanto) per soddisfare l'ego smisurato del padre (dice lei). Fallita negli studi come nella vita, questo è il pensiero, più attinente alla realtà, del padre; la madre la vorrebbe accasata a un buon partito e con pargoli da sfornare quanto prima, data l'età che avanza! 
Saccente, arrogante, stronza, si sopporta solo perché è un personaggio secondario.

Dele. Già il nomignolo dà sui nervi, ma vi assicuro che lei si impegna per far immaginare al lettore le peggiori torture con cui ucciderla.
Mi sono bastate dieci righe per aver voglia di prenderla a sprangate sulle gengive... più e più volte!
Dele è la donna super-organizzata: la super-moglie, super-nuora, super-amica. È una di quelle persone che si asciuga i capelli e, nel frattempo, sforna la parmigiana, tira la sfoglia per la lasagna, pulisce i sanitari, stira le camicie del marito, parla al telefono e prepara le prossime missioni della Nasa. Praticamente la Dea Kālī dell'hinterland milanese.
Le parti in corsivo che racchiudono le elucubrazioni mentali con cui organizza il suo tempo sono state tra le cose peggiori che io abbia mai letto. E quando a un pranzo di Pasqua siciliano ha buttato dentro il casatiello, ho capito che nessuna morte sarebbe mai stata sufficientemente dolorosa per lei!

Tra i personaggi, un capitolo a parte meritano il signor Marco, il libraio, e la suocera di Dele, la signora Renata. La seconda, dall'alto del suo essere insopportabile e scorbutica, riesce comunque a strappare qualche sorriso, anche se comprendere il suo idioma fatto solo di dialetto milanese è praticamente impossibile. Ma tant'è, almeno lei è un personaggio un po' colorito e non scialbo come tutti gli altri.
Il signor Marco... che dire di lui? Libraio non per vocazione (quella la aveva la defunta moglie), ha la strana abitudine di alzare la braccia tutte le volte in cui è contento (e speriamo bene che si lavi e usi anche un buon deodorante!).
È lui che instraderà Bianca al mestiere di libraia, narrandole le 10 regole che fanno di un libraio un buon libraio (le trovate nel retro di copertina, non serve che spendiate soldi per scoprirle!), rendendo questo mestiere quanto di più romantico e meraviglioso esista sulla faccia della Terra!
Marco rappresenta l'incarnazione di ciò che ogni lettore vorrebbe diventare: un uomo che ama la sua libreria, i libri, i clienti, che legge per passione, che ha fatto di carta e inchiostro lo scopo della sua vita.
Avete mai provato a parlare con un libraio vero? Ebbene ciò che vi verrà raccontato è esattamente il contrario di quello che troverete tra queste pagine! Il lavoro in libreria? Scatole da svuotare, altre da riempire, bolle da compilare, resi da fare, clienti ignoranti e insopportabili, polvere, zero tempo anche solo per sfogliare un libro figuriamoci leggerlo!

Serve davvero che vi dica che le parti riguardanti la libreria e i suoi clienti sono quanto di più retorico si sia mai letto? E diciamolo, su! La libreria che profuma di carta, inchiostro e polvere, con l'angolino per i classici e cotanta poltroncina in cui accomodarsi per leggere in pace; i clienti che si affidano, fiduciosi, a Bianca, accettando i suoi suggerimenti, pur senza averla mai vista o quelli che si confidano con lei già al primo incontro! L'apoteosi la abbiamo a pagina 115, dove il mio "sì vabbè" è arrivato forte e chiaro alle orecchie, distanti, della Bacci!
Aggiungete una sequela di frasette studiate ad hoc per essere sottolineate dagli amanti dei libri e avrete il prodotto commerciale in tutto il suo splendore!

C'è una cosa che l'autrice ha dimenticato: tutti noi lettori abbiamo avuto a che fare, almeno una volta nella nostra vita, con un libraio. E spesso ci siamo trovate davanti un muro di fastidio neanche tanto celato o, peggio ancora, i più fiduciosi di noi si sono visti rifilare libri che quel libraio doveva vendere e che pubblicizzava come il capolavoro dell'anno. I librai sono commercianti (e neanche della specie più fortunata visto quanto si legge in Italia!): devono vendere e spesso scoccia loro farlo, quindi no, cara Colombo, le sviolinate su quanto la libreria sia meravigliosa anche no!

Per dare una chiusa a tutto questo, aggiungiamo la scrittura: basica, impersonale, piatta. I personaggi non hanno sfumature, la storia non ha colore, procede dritta verso un finale scontato e prevedibile sin dalle prime pagine.
Ma sapete qual è la cosa che mi fa davvero paura? Che questo libro, maleficamente, potrebbe prestarsi a un seguito. Capite che tragedia? Capite che spreco di carta? 


1 comments:

  1. La copertina mi fa venire in mente quella di La ragazza che cancellava i ricordi " di Chiara Moscardelli

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