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Le ultime chiacchiere

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Leggere lentamente è l'ultima forma di ribellione


Una pagina in sei secondi (e altre bugie che raccontiamo all'algoritmo)


Qualche settimana fa, nel BookTok, è successa una di quelle cose che sembrano piccole e invece ti rimangono in testa per giorni.

Una ragazza - venticinque anni dichiarati da lei, studentessa in lettere alla sua terza laurea (sempre parole sue, fate voi i conti e vi renderete conto che non tornano!) - ha mostrato durante una diretta il modo in cui legge. Libro aperto, dito che scorre le righe, un pagina ogni sei secondi. Sessanta libri al mese, diceva. Con la sicurezza di chi sa di avere un talento raro e non vede l'ora che gli altri lo riconoscano.

Il problema è che leggere una pagina in sei secondi non si chiama leggere, si chiama sfogliare. O, nella migliore delle ipotesi, fare finta.

E lo si è capito bene quando, sempre lei, ha dichiarato di aver finito Jane Eyre in tre ore. Tre ore. Poi ne ha fatto una video recensione - mi fermo un secondo qui, perché solo a scriverlo mi sale qualcosa di sgradevole in gola - in cui ha detto che Jane arriva da un orfanotrofio, che la storia con Rochester è tenera e pura e via andare con una serie di affermazioni che chiunque abbia letto il libro (anche distrattamente, anche con un occhio al telefono) sa essere completamente inventate. La copia, tra l'altro, era intonsa. Bella, intatta, mai aperta davvero neanche per sbaglio!

Perché 60 libri al mese non stanno in piedi (e la matematica non mente)


Facciamo due conti, senza accanimento, solo per capirci.

Un libro medio di narrativa si aggira sulle 300-350 pagine. Se prendiamo una media di 320 pagine, leggere 60 libri in un mese significa affrontare circa 19200 pagine.
Dividendo questo numero per 30 giorni, vuol dire che una persona dovrebbe leggere 640 pagine al giorno, tutti i giorni, senza pause.
Ora consideriamo la velocità di lettura.
Le ricerche sulla lettura silenziosa mostrano che un adulto legge mediamente tra le 200 e le 300 parole al minuto, mentre un lettore molto allenato arriva intorno alle 350-450 parole al minuto, mantenendo una buona comprensione di lettura. Oltre questa velocità, la comprensione tende a diminuire sensibilmente.
Una pagina di narrativa contiene mediamente 250-300 parole. Facciamo una stima prudente: 640 pagine x 275 parole = 176 mila parole al giorno.
A 300 parole al minuto servirebbero 586 minuti, quindi quasi 10 ore di lettura continua al giorno.
A 400 parole al minuto (lettura molto veloce), scendiamo a 7 ore e 20 minuti di lettura al giorno.
Tutti i giorni, senza pause, senza mangiare, senza dormire abbastanza, senza lavorare, senza vivere.

E stiamo parlando di lettura veloce, non di comprensione. Non di quella cosa strana e meravigliosa che succede quando una frase ti colpisce, ti fermi, la rileggi, la lasci sedimentare un momento.

Io a maggio - che tra lavoro, palestra, marito, figlio e amici, ho avuto un mese parecchio pieno - ho letto nove libri. Ne sono andata fiera! Siamo al 18 giugno, mentre scrivo questo articolo e ho finito appena due dei libri che ho in corso di lettura. Media mensile: cinque libri, sei al massimo. A volte di più, spesso di meno, dipende da mille cose.

Non è una gara, non lo è mai stata, per me. Ma evidentemente per qualcun altro sì.

Il tornaconto dell'algoritmo e perché ci caschiamo


La cosa che mi ha colpita di più non è la bugia in sé. Le bugie sui social esistono da quando esistono i social e probabilmente anche da prima.

Quello che trovo interessante - e un po' malinconico - è il motivo per cui una ragazza di 25 anni senta il bisogno di mentire sulla lettura. Non sul lavoro, non sui soldi, non sull'aspetto fisico (le bugie classiche, per intenderci). Sui libri.

Il BookTok ha creato una sotto-cultura in cui il numero conta più di tutto. Quanti libri hai letto questo mese? Hai già finito la tua reading challenge annuale? Hai letto i 100 libri da leggere prima di morire? L'algoritmo premia la quantità, la velocità, chi pubblica di più e chi ha numeri più grandi da mostrare. E allora ci si adatta. Si impara a parlare il linguaggio che viene ricompensato.

Non sto difendendo la bugia, sto solo cercando di capire il sistema che l'ha resa conveniente.

Il pubblico, almeno, si è diviso in modo interessante. Una metà l'ha attaccata - e questa è sempre la risposta peggiore, quella che genera più rumore e meno pensiero. L'altra metà ha, invece, fatto qualcosa di più utile: si è fermata a chiedersi perché. Perché mentire così? Cosa ci guadagni? Cosa dice di noi lettori il fatto che questo tipo di contenuto funzioni?

Sono le domande giuste, anche se non hanno risposte comode.

Quando i numeri hanno sostituito le emozioni


C'è stato un momento, su Instagram soprattutto, in cui la lettura è diventata una competizione silenziosa. 

Chi aveva letto di più, chi aveva la pila della vergogna più impressionante, chi chi completava le reading challenge di GoodReads con settimane di anticipo. Le librerie fotografate come trofei, i segnalibri contati, le statistiche annuali condivise con l'orgoglio di chi ha chiuso un bilancio in attivo.

Non dico che fosse tutto falso - molte di quelle persone leggevano davvero, leggevano tanto e con passione genuina. Ma il formato premiava la quantità in modo così sistematico che anche chi leggeva per il gusto di farlo ha iniziato, quasi senza accorgersene, a tenere il conto.

Io stessa, ogni tanto, mi sono ritrovata a scegliere un libro più corto perché "avevo bisogno" di chiudere una lettura quel mese. Non me ne vanto. Lo dico perché penso che ci siamo passati in molti.

Il ritorno alla lentezza. O forse non se ne è mai andata davvero


Però adesso sta succedendo qualcosa di diverso. Lo vedo nei commenti, nei messaggi, nelle conversazioni che mi capitano sotto i post.

C'è una stanchezza diffusa verso la lettura-performance. Una scelta, timida ma reale, di dire: ho impiegato tre settimane per finire questo libro e ne è valsa la pena ogni minuto. Di tornare a parlare di come ci ha fatto sentire un romanzo, non di quanto in fretta lo abbiamo finito.

Leggere lentamente - con attenzione, con soste, con la disponibilità a tornare indietro su una frase che merita di essere vissuta due volte - è diventato quasi un gesto controcorrente. In un mondo che premia la velocità su tutto, fermarsi su una pagina è quasi un atto politico.

Non romanticizzo la lentezza per principio. Ci sono libri che divorerei in un giorno e libri che meritano mesi. Non esiste un ritmo giusto in assoluto, ma esiste un ritmo onesto, quello che corrisponde davvero a come stai leggendo, a quanto stai capendo, a quanto ti stai portando dentro di quella storia.

Sessanta libri al mese non è un ritmo di lettura. È una stima del traffico.

I libri migliori non si contano. Si ricordano.

Laura