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Recensione 'Scomparsa' di Tim Johnston – Neri Pozza


SINOSSI

Il sole sta ancora risalendo il versante opposto dei monti e il paese aspetta in un freddo lago d’ombra, quando Caitlin e Sean si avventurano in bicicletta lungo i sentieri che si inerpicano sulle Montagne Rocciose, in Colorado. Lei, diciottenne, ammessa al college per meriti sportivi, una ragazza atletica, disinvolta con la sua canottiera bianca, i pantaloncini bianchi con la scritta «badgers» in rosso e le Adidas bianche e rosa ai piedi. Lui, quindicenne, impacciato sulla sua mountain bike presa a noleggio, l’aria di chi si sforza di non apparire un ciccione disperato e ansante. Un fratello e una sorella, che  saltellano tra i pioppi dei boschi e su strade sterrate odoranti di resina e di aghi secchi e bruni.
Poco prima di un incrocio, i due ragazzi odono dapprima un rumore assordante di musica, poi scorgono uno strano veicolo, tutto riflessi di sole e pulsare di bassi. Dal finestrino il conducente fissa su di loro le sue lenti gialle per un lungo momento, poi il veicolo prosegue e, scollinando, scompare alla vista.
Caitlin affronta decisa la strada, e l’ultima immagine che Sean ha della sorella è quella di una creatura gelida ed evanescente attorno a cui l’aria si raffredda e  le foglie dei pioppi ingialliscono e cadono.
Qualche tempo dopo una telefonata raggiunge Grant e Angela Courtland, i genitori dei ragazzi, nella stanza del motel in cui soggiornano. Dalla voce dello sceriffo della contea i due apprendono che Sean è ricoverato nell’ospedale della cittadina - non è in pericolo di vita, ma ha una gamba ridotta male - e che non vi è alcuna traccia di Caitlin. La ragazza sembra scomparsa nel nulla.
I giorni dei Coultard diventano settimane e le settimane mesi nella vana ricerca di Caitlin. Angela ritorna nel Wisconsin portando con sé il figlio convalescente e profondamente segnato dall’accaduto.
Grant si ritrova così solo, ospite del vecchio padre dello sceriffo e del giovane, indisponente fratello di quest’ultimo, tra montagne ignote, sconfinate e senza pietà, dove spera ancora di trovare, viva, la sua amata figlia.

TITOLO: Scomparsa Descent
TITOLO ORIGINALE: Descent
AUTORE: Tim Johnston
TRADUZIONE A CURA DI: Annamaria Biavasco, Valentina Guani
EDITORE: Neri Pozza
DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 settembre 2015
PAGINE: 448
ISBN: 9788854510845

TRAMA 6
PERSONAGGI 4
STILE 6
INCIPIT 5
FINALE 8
COPERTINA 6

Delusione Libridinosa ... e mezzo

Letto in 4 giorni

Ecco... primo Neri Pozza ricevuto in omaggio (giuro, le lacrime sgorgavano copiose!) e adesso sono qui, con la mia etica da blogger (uh, come sono sborona!), che cerco di scrivere questa recensione.

Libro brutto? No. Libro bello? Nemmeno. Questo è il classico romanzo che, secondo me, con 100/150 pagine in meno, rasenterebbe la perfezione.

Gary, Angela, Caitlin e Sean sono una normale famiglia americana in vacanza in Colorado. La loro vita viene sconvolta dall’improvvisa scomparsa di Caitlin.
E sin qui la storia è semplice ma piacevole. L’autore ha uno stile scorrevole, quindi la lettura scivola via veloce.
Purtroppo, dopo queste prime 80 pagine, la storia rallenta notevolmente ed imbocca una parabola discendente che si risolleverà solo alla fine del libro.
Tutta la parte centrale della storia è incentrata, salvo rari sprazzi in cui è presente Caitlin, sul cambiamento di vita che ha subito la sua famiglia.
Ci ritroveremo a seguire i due genitori ed il fratello della ragazza in quella che diventerà la loro quotidianità, per lo più incentrata, come è ovvio, sulla spasmodica ricerca di Caitlin.
Sfortunatamente, la parte centrale del libro mi è parsa noiosa, ripetitiva e pesante.

Come ho detto, la storia si risolleva nell’ultima parte, quando Caitlin ed il suo rapitore torneranno ad essere i protagonisti quasi assoluti della vicenda.

Ciò che manca a questo romanzo è,  però, una delle caratteristiche fondamentali di un buon thriller: la suspense. Sia durante il rapimento che nella narrazione della prigionia, Tim Johnston  non riesce mai ad incutere ansia, paura o timore in chi legge.
I personaggi risultano talmente freddi e spesso noiosi che non scatta nessun tipo di empatia nei loro confronti, nonostante ci venga narrata la storia di un rapimento.

Per l’autore, che ha prevalentemente scritto storie per ragazzi, si tratta del primo approccio con la narrativa per adulti. La scrittura è ottima, probabilmente dovrebbe cimentarsi con qualcosa di diverso dal thriller che, a mio parere, non è un genere semplice da gestire.

Commenti

  1. Grazie per la recensione! Da qualche giorno curioso il tuo blog, che mi piace molto. Io di solito compro Neri Pozza perché raramente mi delude, questo però potrebbe essere uno di quei rari casi...

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    1. Ciao Paola e benvenuta! Hai ragione, i Neri Pozza sono (quasi) sempre sinonimo di qualità sia a livello di storie che della parte fisica del libro stesso. Purtroppo capita di incappare in qualche errore!

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  2. Cavolo, ora mi spaventi... la mia copia è qui che mi guarda dalla scrivania e sarà la mia prossima lettura! Non mi dai manco un po' di speranza?? Piccina piccina...

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    1. No, niente, nessuna speranza. Nada. Rien. Nothing. Nulla proprio.

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  3. Amo anch'io le pubblicazioni della Neri Pozza, peccato per questa lettura deludente :)

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    1. Già. Spiace soprattutto perché è stato davvero bello riceverlo in omaggio!

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  4. Aspettavo la tua recensione, il romanzo mi attirava (e poi è Neri Pozza) molto, peccato.

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    1. 150 pagine in meno, Tessa, e sarebbe stato perfetto!

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  5. Ciao Laura Libridinosa,
    ho appena finito di leggere il libro di cui sopra e cercavo dei pareri, delle condivisioni. Purtroppo non sono d'accordo con te e ti spiego perchè. Non ho letto questa storia come un thriller, ma come una attenta cronaca di quello che succede nell'animo e nella vita di una famiglia quando un dolore irreversibile, quale la scomparsa di una figlia/sorella scarnifica le cose fino alla loro essenza. I personaggi sono dolenti, con poche parole, ognuno perso dentro al proprio senso di colpa, al ritorno costante e sterile a quell'ultimo giorno di Caitlin. E' una deriva lenta, che pesa sull'anima, quasi che tutti aspettassero la morte come premio per quella vita diventata ormai intollerabile senza la ragazza. Non c'è perdono, non c'è catarsi per questo dolore, la vita n o n va avanti, non può procedere. Le uniche descrizioni vive e che danno un po' di pace, anche al lettore, sono quelle della natura, che porta un lontanissimo senso di serenità, come se fosse la sola ad aver fatto da scudo alla ragazza, l'unica ad essere stata in grado di proteggerla. Nei capitoli in cui seguiamo la ragazza ed il carnefice non è specificato il tempo, per cui, veramente fino alla fine, non capiamo se la ragazza sia viva o se le sequenze appartengano ad un passato ormai remoto. Definire questo libro un thriller mal riuscito mi sembra un po' riduttivo; se proprio vogliamo trovargli un difetto direi che riecheggia un po' Amabili Resti di Alice Sebold, con la differenza che Johnston sceglie un happy ending (trovata bellissima e non scontata). Non siamo di fronte ad un thriller, i protagonisti non sono Caitlin e lo Scimmione, ma la famiglia in senso lato, colpita dai cerchi concentrici che si diramano dall'irruzione della tragedia in un quotidiano normale. Penso che si sia capito che ho amato questo libro, che mi ha emozionata.

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    1. Ciao Paola, felice che il libro ti abbia emozionata. In fondo, il bello di noi lettori è che ognuno riesce a percepire diversamente lo stesso libro. Per quanto mi riguarda, le descrizioni della natura, che a te hanno trasmesso pace e serenità, sono state solo una noia mortale. Insostenibile, inoltre, il paragone con "Amabili resti" che rimane uno dei libri più belli che io abbia mai letto.

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  6. Dovresti fare le recensioni di ricette o qualcosa di simile, perché di romanzi non capisci un tubo

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    1. E tu dovresti capire che al mondo c'è chi la pensa in modo diverso da te e non per questo va offeso. Intollerante!

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