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Recensione (a due tastiere) 'Stanza, letto, armadio, specchio' di Emma Donoghue - Mondadori

Jack ha cinque anni e la Stanza è l'unico mondo che conosce. È in quel luogo chiuso all'esterno che è nato e cresciuto, è lì che vive con Ma', senza esserne mai uscito. I suoi compagni sono gli oggetti contenuti nella Stanza, si chiamano Letto, Specchio, Piumone, Labirinto. Di notte a volte Ma' lo chiude dentro Armadio e spera che lui dorma quando Old Nick viene a farle visita. La Stanza è la casa di Jack, per Ma' è la prigione dove Old Nick la tiene rinchiusa da sette anni. Grazie al suo amore e alla sua determinazione, Ma' ha creato per Jack una straordinaria possibilità di vita, gli ha costruito intorno un mondo forse migliore del nostro. Però Ma' sa che non potrà mai essere abbastanza, né per lei né per Jack. E così escogita un piano per fuggire. Non sa quanto sarà difficile il passaggio da quell'universo chiuso al mondo là fuori…

Autore: Emma Donoghue
Titolo originale: Room
Traduzione a cura di: Chiara Spallino Rocca
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 1 novembre 2010
Pagine: 341

Trama: 3  Personaggi: 2  Stile: 3  Copertina: 3 






*in viola le parti scritte da Stefania, che si è prestata alla tortura di leggere un libro contemporaneamente a me e di scrivere una recensione di coppia. Vi giuro che è ancora viva!

Ho questo libro sul mio Kobo da tempo immemore. Eppure non mi sono mai decisa a leggerlo, quasi spaventata da una sinossi che mi prospettava una storia decisamente forte, dura da affrontare, qualcosa che, nel mio immaginario, mi avrebbe spezzato il cuore.

A chi? Per spezzare il cuore a te, manco Ercole...

Ho anche visto il trailer del film e il conseguente riaffacciarsi del libro, con la solita (orrenda) copertina che riproduce la locandina; eppure io continuavo a starne lontana nonostante le decine di recensioni positive che fioccavano on-line.

Fioccavano, come i cornflakes che mangia Jake: 100, precisi!

Finché, qualche settimana fa, la Bacci mi ha detto che aveva intenzione di leggerlo. E io mi sono detta: “Perché no? Magari leggendolo assieme a lei (che fa la cretina!) l’atmosfera sarà più leggera!”. 

E la cretina ha detto “Una lettura condivisa nientepopodimeno che con la vippa Libridinosa?” E chi si faceva sfuggire un’occasione così succosa!

Così, d’accordo, abbiamo deciso di leggerlo contemporaneamente, di confrontarci durante la lettura e di scrivere un post a quattro mani (o due tastiere, come preferite!).

E un neurone e mezzo (sì, il mezzo è il mio).

La storia ci viene raccontata da Jack, 5 anni, recluso dalla nascita in una stanza di 11 mq assieme alla madre.
Ma’ (così la chiama lui) aveva 19 anni quando è stata rapita e reclusa nella Stanza. Noi li troviamo lì, dove ogni oggetto ha un nome, dove bisogna inventarsi dei giochi, dove il mondo non è mai entrato se non attraverso lo schermo della tv.
Jack non sa che fuori c’è la vita, ci sono le persone, i giochi, la scuola, il sole, il mare. Jack ha il suo piccolo universo che è fatto da Ma’, Letto, Porta, Dondolo, Tavolo…

E Jack ha i suoi rituali, sempre uguali, giorno dopo giorno, perchè gli danno sicurezza e in certi momenti gli danno la possibilità di estraniarsi da quello che succede dentro Stanza. Come quando arriva Old Nick, la sera, e fa cigolare le molle di Letto, allora Jack conta i suoi denti, che sono venti, non uno di più e non uno di meno e quando ne conta diciannove è quasi sollevato perchè può ricominciare a contarli.

Ecco, tutto ciò, raccontato dalla voce di un bambino, avrebbe dovuto intenerirmi, straziarmi, commuovermi. Io, invece, ho trovato tutta la prima parte del libro assolutamente pesante, ripetitiva, noiosa. Credo sia ovvio pensare che l’autrice abbia voluto rendere tutto così reiterato per trasmettere al lettore le sensazioni che Ma’ e Jack provavano: quella quotidianità fatta sempre degli stessi gesti, circondati sempre dagli stessi oggetti, giornate con orari stabiliti per ogni cosa.
Io, purtroppo, non sono riuscita ad empatizzare con lo stile di Emma Donoghue e con i personaggi e questo modo di descrivere le loro giornate mi è risultato assai pesante, a volte fastidioso, tanto che spesso ho avuto voglia di mollare lì il libro e passare ad altro.
Ho proseguito, invece, sperando che la storia avesse una svolta. E la svolta c’è stata. Ma ha portato tutto ad una forzatura della narrazione a tratti eccessiva.
Ma’ e Jack rimangono, per me, due personaggi assolutamente estranei, con i quali non sono riuscita a creare alcun legame. 
La storia in sé è forte, ma non al punto tale da farmi battere il cuore.
Insomma, per quanto mi riguarda, un libro di cui potevo tranquillamente fare a meno.

Io invece ho empatizzato molto con JackerJack, l’eroe di Ma’, quel bimbo che con la sua nascita ha salvato questa ragazza permettendole di non impazzire avendo come priorità la sua crescita, il suo benessere e le sue necessità. 

Di non impazzire? Io se mi ritrovassi chiusa in una stanza di 11 mq e per di più con un infante, sai che fine farei?

Ho trattenuto il fiato durante la fase della liberazione, quando Mister Cinque (Jack) aveva sulle sue piccole spalle tutta la responsabilità della riuscita del loro piano di fuga, dalla quale dipendeva la loro vita, sia in senso metaforico che fisico.
Ho anche pianto (togliti quella smorfia dalla faccia: sì, ho pianto TU.HAI.PIANTO? *libridinosa sconvolta*) quando il loro piano stava per fallire.
Mentre ho trovato un po’ tirata la seconda parte del libro, il racconto del loro ritorno nel Fuori, nella vita vera, odiando a più riprese la figura della nonna. 

La nonna deve schiattare soffrendo!

Proprio in virtù di questo calo nella seconda parte il mio voto è un quattro pieno.

E se non calava quanto gli davi?

Beh, almeno un quattro e mezzo!
Chissà quali meccanismi scattano dentro di noi quando leggiamo un libro, per cui la stessa storia ci tocca in modi diversi. In questo caso per me l’empatia con un cinquenne potrebbe (e sottolineo il condizionale) dipendere dalla mia grande maturità… 

Vecchiaia, Bacci, si chiama vecchiaia! E comunque, tutta questa empatia deriva dal fatto che sei immobilizzata a casa e dipendi da tua figlia, che non ha 5 anni, ma è pur sempre una ragazzina!!

Lascio a te le conclusioni, ringraziandoti per la bella opportunità che mi hai dato. 

Ah io devo concludere? Una cosa completa potevi pure farla!

Vabbè, diciamo che la Bacci stavolta ha ragione: ci sono tanti motivi per cui la stessa lettura può soddisfare una persona e far storcere il muso ad un’altra.
Io, ormai è risaputo, con i bambini ho poco feeling. Diciamo che mi piacciono quando sono molto molto piccoli, ma appena proferiscono parola è meglio che mi stiano a distanza. Inizio a prenderli nuovamente in considerazione quando superano i 10 anni e ci si può parlare come se fossero pseudo-adulti. Quindi forse è proprio per questo che ho fatto fatica ad empatizzare con Jack (non che sua madre mi abbia fatto impazzire, eh!).


Commenti

  1. Bravee! Mi piacciono le recensioni di coppia!:)
    Fede

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  2. Mi sa che, questa volta, avete letto un libro diverso dal mio :-P

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    1. ahahahah...ci ho pensato anche io mentre leggevo!

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  3. sembra uno di quei libri in cui si pretende di fare/dire tanto, ma alla fine si fa/dice poco e niente... di sicuro non lo leggerò, perché proprio non è il mio genere, ma la recensione è stata molto interessante!

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  4. Ma che bella sorpresa stamattina: due Capitani!
    Il libro non mi convince molto, ma la recensione a quattro mani è fantastica!
    Un abbraccio grandeee

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  5. Anch'io ho il libro nel kobo da tempo e non mi convinco mai a leggerlo. Adesso mi avete destabilizzato ancora di più. Sgrunt.

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  6. ihihih che carina questa cosa della recensione in coppia, così si notano le varie impressioni. Questo libro non l'ho letto ma adesso sono ancora più interessata a vedere se mi avvicino a Laura o a Stefania come impressione

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  7. La recensione a due tastiere mi è piaciuta assai, ma pur avendo il libro nel kobo credo di non aver voglia di leggerlo. O forse sarebbe meglio dire che al momento non me la sento.
    un caro saluto da Lea

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    1. Magari prima o poi (poi poi poi!!!) te la sentirai anche tu =D

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    2. Allooooooraaaaaaa! Non traviarmi la socia!

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  8. Ok, il libro mi ispira zero. Cioè se leggo una cosa così io poi mi attacco alla vaschetta da 1kg di gelato per farmi passare la depressione. Però mi è tanto piaciuta la recensione a quattro mani!!

    Ah... non andare a leggere i commenti su Due lettrici quasi perfette.... *.*

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    1. E indovina dove sto andando io?!

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    2. Allora... passaporto falso per cancellare le mie tracce preso, carta di imbarco presa, occhiali e cappello per camuffarmi preso....

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    3. Tanto vai in Islanda, ci metto poco a trovarti!

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  9. Ho visto il film qualche mese fa e mi è piaciuto molto, però in effetti neppure io riesco ad empatizzare granché coi bambini ahaha :D

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  10. Allora recensione a quattro mani/due tastiere geniale, tuttavia il romanzo non mi convince...

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  11. Mi è molto piaciuta questa recensione a due tastiere ;) Come dicevo anche sul blog delle Lettrici quasi perfette, questo libro mi incuriosisce da tanto tempo ma ho paura di andare incontro ad una lettura pesante e le tue impressioni me lo confermano.. Magari lo leggerò quando penso sia il momento giusto ;)

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    1. Stefania l'ha amato, io meno. Prova a dargli una chance quando pensi di aver bisogno di una storia che è tutt'altro che leggera!

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  12. A me è piaciuta di più la prima parte in cui la scrittrice rende benissimo la staticità claustrofobica della situazione.Mi ha convinto meno la fuga,a dir poco rocambolesca,e soprattutto l'inserimento del bambino nel mondo.Le sue riflessioni le ho trovate inverosimili come il suo linguaggio mentre mi è totalmente mancata l' elaborazione di tanta tragedia da parte della madre.Un romanzo insoluto.Me lo potevo risparmiare,e qui sono d'accordo con voi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai ragione: la scrittrice rende benissimo la staticità della situazione nella prima parte, ma io l'ho trovata fin troppo eccessiva!

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