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Recensione 'La fioraia del Giambellino' di Rosa Teruzzi - Sonzogno

Avvicinandosi il tanto atteso giorno delle nozze, Manuela, ragazza milanese romantica e un po’ all’antica, sogna di realizzare il suo desiderio più grande: essere accompagnata all’altare dal padre. Il problema è che lei quel genitore non l’ha mai conosciuto e non sa chi sia. È un segreto che sua madre ha gelosamente custodito, e che per nulla al mondo accetterebbe di rivelare. Stanca delle continue liti in famiglia per ottenere la confessione cui tanto tiene, a Manuela non resta che cercare aiuto altrove. Così bussa alla porta del vecchio casello ferroviario, dove abitano tre donne assai originali, sulle quali ha letto qualcosa in una pagina di cronaca nera: la poliziotta Vittoria, tosta e non proprio un modello di simpatia, sua madre Libera, fioraia con il pallino dell’investigazione, e la nonna Iole, eccentrica insegnante di yoga, femminista e post hippie. Sono tre donne diversissime, spesso litigiose, con il talento di mettersi nei guai ficcando il naso nelle faccende altrui. Saranno proprio loro, dopo le iniziali esitazioni, ad andare alla ricerca del misterioso padre. Le tracce, come in una caccia al tesoro di crescente suspense, le condurranno in giro per Milano e nei paesini della Brianza, a rivangare l’oscuro passato della madre di Manuela, custodito nei ricordi e nelle omertà di chi l’ha conosciuta da giovane. E a mano a mano che si avvicineranno alla soluzione del caso, si troveranno di fronte al dilemma: rivelare la scabrosa verità, oppure no?


Titolo: La fioraia del Giambellino
Autore: Rosa Teruzzi
Editore: Sonzogno
Data di pubblicazione: 18 maggio 2017
Pagine: 170

Trama: 5  Personaggi: 5 Stile: 5 





Io di Iole, Libera e Vittoria, mi innamorai sin dalle prime righe del primo romanzo. E, come mio solito, ne "consigliai" la lettura a chiunque mi girasse intorno! 
Immaginate quindi la mia gioia quando, durante l'incontro a "Tempo di Libri", Rosa ha annunciato l'imminente uscita del secondo romanzo, concedendoci anche la visione, in anteprima, della bellissima copertina!

Il finale apertissimo del primo libro, ci aveva ovviamente preparati a vedere tornare in scena le tre donne che abitano nell'ex casello ferroviario del Giambellino, a Milano.
E quindi, preparatevi a ritrovare Iole, nonna post hippie e con un'innata avversione verso la biancheria intima e il pudore; Libera, che a differenza della madre è molto più mite e riservata e, infine, Vittoria, che anche in questo secondo romanzo si mostra come il personaggio più ostico, più difficile, colei con la quale è davvero complicato riuscire ad entrare in sintonia.
Che sia stata una scelta dell'autrice quella di contrapporre due personaggi così piacevoli come Iole e Libera ad una Vittoria così "fastidiosa"? Ci ho riflettuto a lungo e, anche quando mi è capitato, durante la lettura, di aver voglia di mandare la ragazza a quel paese, ho cercato di andare oltre, di capire come possa sentirsi una ragazza di 25 anni cresciuta con lo spettro di un padre ucciso quando lei era molto piccola, un padre sulla cui morte non le sono mai state date delle risposte.

Ma veniamo al romanzo in sé! Anche questa volta Iole e Libera si troveranno a doversi calare nel ruolo di investigatrici quando Manuela, una donna presto sposa, chiederà alla fioraia di scoprire il nome di quel padre che mai ha conosciuto e di cui la madre, anche qui un personaggio chiuso e ostico, non vuole assolutamente parlarle.
Manuela, come ogni sposa, ha il sogno di andare all'altare accompagnata dalla figura paterna, ma neanche questo suo desiderio riesce a smuovere l'ostinata madre.
Così Libera, anche se con un po' di tentennamenti iniziali, deciderà di aiutarla e, assieme alla folle madre, si metterà sulle tracce di quel padre sconosciuto.

Se avete letto la recensione di Ciambella mia, saprete che, nel nostro gruppetto, c'è chi aveva intuito subito la risoluzione del mistero e una di noi che, invece, non ci è arrivata. Ecco, sono io! Io io! Quindi mi inchino a Rosa che è riuscita a tenermi col fiato sospeso sino alla fine e che, come la volta scorsa, è riuscita nuovamente a sorprendermi, commuovermi e divertire!

Ciò che mi colpisce sempre dei romanzi di Rosa è la sua capacità di creare un ambiente familiare attraverso la scrittura, di farci sentire il profumo delle lasagne sfornate da Libera, dei fiori e delle erbe con cui compone i suoi bouquet, il rumore della pioggia che ticchetta sui vetri in un piovoso agosto milanese.
La Teruzzi ha la grande dote di creare, con una scrittura semplice e scorrevole, storie che non stancano, che coinvolgono, che emozionano dalla prima all'ultima pagina!
E anche questa volta, davanti al finale sospeso, noi lettrici ci accomodiamo pazienti, magari sorseggiando un caffè assieme a Iole, in attesa di ritrovare queste tre meravigliose donne e, soprattutto, la loro splendida creatrice!



Commenti

  1. Se ancora penso al finale...!

    Aspetto anche io il terzo, però con una tazza di thè! ;)

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  2. Ti aspettavo!
    Confesso che anche io non ci sono arrivata subitissimo al finale e questo mi è piaciuto. Poi credo anche che il personaggio di Vittoria deve essere così scontroso, se fosse come la mamma e la nonna il trio perderebbe vigore mentre così sono tutte controbilanciate. Almeno questa è la mia idea :) ora aspettiamo, di nuovo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Aspettiamo... io, te e le ciliegie! E grazie per non avermi fatto sentire l'unica scema che non ci era arrivata =D

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  3. Autrice che devo assolutamente, assolutamente leggere.

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  4. Avevo trovato il primo molto carino, metto in WL.

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  5. Ecco, lo voglio leggere per partecipare al club, ma se si parla di cibo sono rovinata.. Ho ricominciato la dieta! SOb! Ma è prioritaria, almeno a livello di salute :-(
    Mi cucierò la bocca mentre leggerò :-P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma no! Il cibo è assolutamente marginale in questa storia. Semplicemente, c'è un momento in cui Libera tira fuori dal forno delle lasagna vegetariane, nulla di più!

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