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Recensione 'Il colore bianco degli inizi' di Mary Pflum Peterson - Harper Collins

Nella casa invasa dalla polvere il disordine regna sovrano. Sono passati anni dall'ultima volta che Mary vi è entrata. A ogni passo i ricordi rischiano di sopraffarla, ma non può fermarsi. Sta cercando gli abiti di famiglia. Non sono abiti qualsiasi. Sono gli abiti delle possibilità, gli abiti delle speranze e dei nuovi inizi. Gli abiti bianchi del battesimo, della prima comunione, del matrimonio. Gli abiti che sua madre Anne, e sua nonna Aurelia prima di lei, hanno conservato gelosamente per anni. Stoffe e ricami che sanno di gioia, di feste e di risate, ma non solo. Perché l'infanzia di Mary non è stata facile, segnata dal rapporto contrastato con la madre Anne, una donna brillante eppure emotivamente vulnerabile. Mary è una giornalista affermata, ma non ha dimenticato gli occhi appannati, i sorrisi assenti che si alternavano agli abbracci pieni d'amore e ai folli pomeriggi alla ricerca dell'abito perfetto per un giorno importante. Adesso che sua madre non c'è più, sa che deve cercare di comprendere la sua vita e i suoi segreti. Per sua madre, ma anche per se stessa. Per farlo deve compiere un viaggio, un viaggio scandito dai dodici abiti bianchi di tre generazioni di donne. Deve tornare a un tempo lontano, a una storia di silenzi, coraggio, paura e voglia di ricominciare. Ma soprattutto alla storia di un amore unico come quello che lega indissolubilmente una madre e una figlia, nel bene e nel male. Un amore in cui tutto, a volte, può essere perdonato.


Titolo: Il colore bianco degli inizi
Autore: Mary Pflum Peterson
Editore: Harper Collins
Data di pubblicazione: 7 settembre 2017
Pagine: 405

Trama: 4  Personaggi: 4  Stile: 5 




Leggendo questo libro mi è capitata una cosa strana: ad un certo punto, dopo poco meno di un centinaio di pagine, ho dovuto cambiare chiave di lettura.
Ero partita, e le prime pagine sembravano confermare la mia idea, pensando di sentir raccontare la storia di un rapporto "perfetto" tra madre e figlia. Ma Il colore bianco degli inizi non è questo, anzi non è solo questo.

L'autrice ci narra la storia di sua madre e del loro rapporto. Saranno queste due donne, le loro scelte e le loro vite, a fare da filo conduttore ad un romanzo che è molto più di un racconto di vita.

Anne, la madre di Mary, è una promettente ragazza che, però, trascorrerà tutta l'infanzia alla ricerca di quell'affetto e quell'approvazione che una madre troppo presa da se stessa e un padre totalmente dedito al lavoro, non le daranno.
È difficile credere in te stessa quando i tuoi genitori sono i primi a non farlo.
Anne trascorrerà la sua intera vita cercando il consenso da parte degli altri, prima rifugiandosi in convento e poi sposando un uomo che palesemente non l'ama.
Mary è la figlia perfetta ed intelligente, bella e ambiziosa, che pare portare avanti i sogni infranti della madre.

Come vi dicevo, mi aspettavo un rapporto perfetto, uno di quei rapporti alla Lorelai - Rory per intenderci.
Mi sono trovata, invece, ad avere a che fare con una madre che, davanti all'ennesimo fallimento della sua vita e preda di una depressione cronica, lascia che la vita la travolga.
Dall'altra parte, Anne porterà avanti i suoi sogni, la sua vita e la sua carriera e lo farà cercando di comprendere  questa madre tanto amorevole quanto assente.
Ogni figlio, prima o poi, arriva al punto in cui è costretto a rendersi conto che i genitori sono fallibili, che possono sbagliare. E io avevo già avuto modo di vedere sprazzi della sua fallibilità, soprattutto in occasione dei ricoveri. Tuttavia solo allora mi ero resa davvero conto che non solo mia madre era un essere umano, ma talvolta era lei la bambina bisognosa di aiuto nel nostro rapporto. E non so dirvi quanto rimasi disorientata.
Ed è stato proprio l'atteggiamento di Anne nei confronti della madre che, inizialmente, mi ha lasciata perplessa: una madre spesso assorbita dai suoi problemi e una figlia che, nonostante questo, l'ha amata incondizionatamente. Perché? Qual è stato il motore che spinto questo amore? Ho dovuto fermarmi, riflettere, fare un passo indietro e cercare di capire.

Questo è un romanzo che, seppur nella sua semplicità, racconta la vita, i sogni e i dolori di due donne forti, tanto simili quanto diverse nell'affrontare le sfide quotidiane. È una storia che ci fa capire quanta forza si racchiuda in noi donne, ma anche quanto spesso le nostre fragilità prendano il sopravvento.
È la storia di due donne che noi donne dovremmo assolutamente conoscere. Anne, Mary e i loro vestiti bianchi meritano un posto nelle nostre librerie!

Commenti

  1. Tu devi smetterla di leggere libri belli, capito?

    RispondiElimina
  2. No no, poi come faccio a romperti le scatole? Comunque questo finisce dritto dritto a tua!

    RispondiElimina

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