lunedì 28 gennaio 2019

Recensione 'La danza dell'orologio' di Anne Tyler - Guanda


Titolo: La danza dell'orologio || Autore: Anne Tyler || Editore: Guanda
Data di pubblicazione: 18 ottobre 2018 || Pagine: 308

Willa Drake ha speso la vita nel tentativo di essere una donna affidabile, ragionevole, accomodante. L'esatto contrario di quella madre volubile, dal carattere impetuoso, che con i suoi umori violenti ha turbato la serenità della sua infanzia. Per questo ha acconsentito a un matrimonio forse precipitoso, finendo per rinunciare alle sue aspirazioni accademiche; per questo ha cercato di essere sempre comprensiva con i figli e di perdonare al marito la colpa più imperdonabile, quella di averla lasciata vedova. Troppo spesso, insomma, Willa ha permesso a qualcun altro di scegliere al suo posto. Fino a un pomeriggio di metà luglio come tanti, in cui una telefonata la sorprende mentre sta riordinando le sue fasce per capelli. Una telefonata da Baltimora, dove vive il suo figlio maggiore. Non è lui a cercarla: è una donna sconosciuta, che però è convinta di sapere molto di lei e, soprattutto, di avere urgente bisogno del suo aiuto. Senza dissipare l'equivoco, Willa decide impulsivamente di partire, nonostante la perplessità del secondo marito, che vorrebbe trattenerla. Willa si troverà a badare a una bambina di nove anni che non è sua nipote, ma un po' lo diventerà; a portare a spasso un cane che da subito le obbedisce; a inserirsi nelle dinamiche di una comunità che non è la sua, ma forse potrebbe esserlo. Perché forse per Willa è arrivato il momento di aprirsi a nuovi legami, di scegliere stavolta la propria famiglia, per ricominciare.




Leggi Anne Tyler per una volta e non puoi più farne a meno.
Di questa autrice mi innamorai con Una spola di filo blu, romanzo semplice e scorrevole; così sono cosa in libreria appena ho saputo della pubblicazione di questo nuovo lavoro dell'autrice americana.
Ma questa volta, al di là dello stile dell'autrice, che rimane immutato, fluido e piacevole, il romanzo si è rivelato una grande delusione.

Innanzitutto, la sinossi devia parecchio da quella che è la trama del romanzo, portando il lettore ad aspettarsi una storia che celi anche qualche mistero.
Così non è. O meglio, un mistero c'è, ma non riguarda affatto la trama, tanto che la domanda che mi sono posta a fine lettura è stata: cosa voleva raccontarmi l'autrice?

La storia di Willa Drake, che occupa tutte le 308 pagine che compongono questo libro, rimane, infatti, in una sorta di limbo incompiuto.
Nel primo capitolo conosciamo una Willa bambina alle prese con una madre soggetta a continui sbalzi d'umore, una donna in grado di passare dal sorriso al picchiare le figlie nell'arco di pochi minuti.
Tutto questo, che dovrebbe probabilmente aiutare il lettore a capire la psicologia di una Willa adulta, viene relegato a così poche pagine da lasciare una sorta di insoddisfazione in chi legge; un'insoddisfazione che, però, si ha la speranza possa passare andando avanti con la lettura.
Così, purtroppo, non sarà.

Secondo capitolo: sono trascorsi dieci anni e Willa frequenta il College. Torna a casa, per le feste pasquali, portando con sé il suo ragazzo.
Non entro nei particolari per non annoiarvi e non fare spoiler nel caso qualcuno di voi avesse intenzione di leggere questo libro. Vi dico solo che, durante la lettura di questa parte, è iniziata la mia avversione verso Willa; un'avversione che è cresciuta pagina dopo pagina e che, a fine libro, mi ha fatto sperare in una morte lenta e dolorosa della protagonista!

Willa, nelle intenzione dell'autrice, pare debba essere una donna che, dopo una vita vissuta assecondando i due mariti e cercando di essere una madre perfetta e prevedibile per i suoi figli, avrà una riscatto, prendendo finalmente in mano la sua vita e decidendo per sé.
Ma perché ti limiti a sperare, scusa? Perché cincischi? Perché affronti le cose in modo così indiretto?
Il risultato ottenuto, invece, è stato quello di creare un personaggio con cui è praticamente impossibile entrare in sintonia, che porta il lettore a trascinarsi questo libro pur di non avere a che fare con lei!

Andando avanti con la lettura, troveremo Willa, ormai sessantenne, che riceverà la telefonata di una vicina di casa di Denise, ex ragazza di uno dei suoi due figli.
La vicina le comunica che Denise è in ospedale perché le hanno sparato ad una gamba e serve qualcuno che si prenda cura di Cheryl, la figlia di 9 anni.
Cosa farà, secondo voi, Willa? Ovviamente, salterà sul primo volo per andare a soccorrerla.

Buona parte del romanzo ruota attorno ai giorni che Willa trascorrerà a Baltimora, calandosi nei panni di nonna di una bambina che non è sua nipote e poi cercando di aiutare Denise a riprendere in mano la sua vita.
Questa terza parte del romanzo, oltre ad aumentare l'avversione nei confronti di Willa e a crearne una nuova verso Denise, pecca di banalità: la vita scorre piatta e il lettore si appisola più che sovente!

Il colpo di scena (vabbè, chiamiamolo così!) arriverà nelle ultime 15 righe dell'ultima pagina. 
Brava, Tyler! E che ce ne facciamo adesso?!

La danza dell'orologio è un romanzo con un grandissimo potenziale che rimane inespresso e con dei personaggi detestabili (spero siate morti tutti e se non lo siete, vi troverò e vi ucciderò con le mie mani!), il cui unico pregio, per quanto mi riguarda, rimane la scrittura della sua autrice. 
Chissà, forse era ubriaca quando ha imbastito questa trama!

1 commento:

  1. Non ho mai letto la Tyler, ma se in futuro mi verrà voglia di provare credo che anche io inizierò da Una spola di filo blu. Questo credo proprio che lo lascerò dov'è perché se non entro in sintonia con i personaggi, anche io faccio fatica ad apprezzare un libro.

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