giovedì 10 gennaio 2019

Recensione 'The wife' di Meg Wolitzer - Garzanti


Titolo: The wife || Autore: Meg Wolitzer || Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 13 settembre 2018 || Pagine: 237

Su un volo di prima classe per Helsinki siedono, una accanto all'altro, Joan Castleman e suo marito Joe. Lui, scrittore di fama internazionale, è lì per ricevere uno dei più importanti premi letterari, quello che desidera da anni, e lei, come sempre, è al suo fianco. Ma in alta quota, dove si può osservare il mondo da una prospettiva insolita, Joan, incapace di condividere la gioiosa trepidazione del marito, si trova a rivalutare ogni dettaglio del loro matrimonio. E a decidere come e quando lascerà Joe. Per lei non è un passo facile. Non una decisione presa a cuor leggero, ma una scelta ponderata che implica rimettere in discussione un'esistenza intera. La sua. Ha passato fin troppo tempo a recitare il ruolo della moglie impeccabile, accomodante e mai contrariata. Sempre pronta a restare nell'ombra, a negare il proprio talento letterario per non oscurare la fama del marito. Disposta ogni volta a chiudere un occhio sulle piccole trasgressioni di un uomo che non ha mai davvero saputo prendersi cura di sé stesso né di nessun altro. Eppure adesso, dopo più di quarant'anni, Joan sa di dover trovare il coraggio per affrontare la verità e forse condividerla con il mondo di fuori. È il solo modo che ha per ricominciare. Non ci sono strade alternative da percorrere. Perché se dietro ogni grande uomo si nasconde una grande donna, dietro una vita di rinunce e disillusioni si nascondono segreti che a volte è meglio rimangono tali.




Ho letto questo romanzo proprio mentre Glenn Close si aggiudicava il Golden Globe come miglior attrice per il film che ne è stato tratto.
Adoro la Close e non vedo l'ora di gustarmi la trasposizione cinematografica di questo libro, quasi certa, per una volta, che sarà migliore del romanzo stesso.

The wife, definito dal New York Times un ritratto femminista, è parso, ai miei occhi, l'esatto contrario.


Joan è una ragazza di famiglia benestante che, negli anni Cinquanta, si innamora del suo giovane professore di scrittura creativa.
Lui, Jospeh Castleman, è invischiato in un matrimonio alquanto infelice e in un tentativo di carriera da scrittore che pare essere fallito già prima di iniziare.
Tra Joan e Joe è attrazione immediata, tanto che lui lascerà la moglie e lei l'università pur di stare insieme.

Meg Wolitzer ci trascina all'interno delle dinamiche di un rapporto di coppia che appare malato sin dalle prime righe del romanzo.
I due coniugi sono diretti a Helsinki, dove Joe, scrittore ormai affermato e stimato, riceverà un prestigioso premio letterario.
Al suo fianco, come sempre, Joan.
L'istante preciso in cui ho maturato la decisione di lasciarlo, l'attimo in cui mi sono detta "adesso basta", stavamo sfrecciando diecimila metri sopra l'oceano, sospesi nell'illusione di una quiete immobile.
Quasi il loro matrimonio fosse una grande casa, ci troveremo ad esplorare stanze pregne di ricordi e attimi di vita. 
Un modo, quello scelto dall'autrice, che lascia la sensazione di ascoltare una storia raccontata da una voce profonda, sensuale, estremamente elegante.

Nonostante la forza dei personaggi, però, questo romanzo ha lasciato in me più di una perplessità.
Innanzitutto, quello che dovrebbe essere il fulcro della trama, tutto ciò che Joan ha fatto per il marito durante gli oltre trent'anni del loro matrimonio, la sua scelta di rimanere in disparte, sempre defilata
Non avevo idea di chi potesse amare una scrittrice esibizionista. Che tipo di uomo avrebbe potuto starle a fianco senza sentirsi minacciato dai suoi eccessi, dalla sua rabbia, dal suo spirito, dalle sue capacità?
Tutto questo viene relegato alle ultime pagine del romanzo e, anche lì, lo sviluppo è misero, quasi frettoloso.
Il resto del romanzo è, per lo più, un excursus nella vita di una coppia dove l'uomo fa ciò che gli pare e la donna accondiscende da brava geisha.

Anche il finale ha smosso in me una sorta di nervosismo: la scelta di Joan di preservare l'integrità morale di Joe, nonostante tutto ciò che lui le ha fatto partire, mi è parsa una presa in giro nei confronti di se stessa.

Io non sono una femminista, non amo le quote rosa perché, secondo me, non fanno altro che avvalorare la tesi secondo cui noi donne dobbiamo essere tutelate. Se c'è ancora bisogno di questo, allora stiamo andando nella direzione sbagliata.
Joan è un personaggio che, benché sia collocata in un contesto storico diverso rispetto al nostro, appare continuamente repressa: un cagnolino scodinzolante in attesa di una carezza da parte del padrone.

Per la prima volta nella mia vita ho concluso una lettura avendo l'impressione di non essere riuscita a cogliere il messaggio che l'autrice voleva trasmettermi.
The wife mi è parso, più che altro, un bel romanzo, ma anche una grande incompiuta.

4 commenti:

  1. Close a parte, sempre bravissima ma questa volta in un film troppo piccolo e banale per lei, ho avuto la stessa sensazione che descrivi anche guardando la trasposizione. Passo, anche se della Wolitzer avevo apprezzato un ottimo romanzo per ragazzi ispirato a Sylvia Plath!

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    1. Se mi dici che anche il film segue la linea del libro, mi sa che passo anch'io!

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  2. Meg Wolitzer è un'autrice che ho molto amato in più di un romanzo, qualche volta però si perde in elucubrazioni un po' fini a se stesse (specialmente quando la parte la "vena femminista". Lo leggerò, per fedeltà all'autrice. Ti consiglio Quando tutto era possibile. Il mio preferito.

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    1. Cavoli, ma solo io non ho trovato questa vena femminista (anzi, tutt'altro mi è parso!) in questo romanzo? "Quando tutto era possibile" lo ho sul kobo da un'infinità di tempo, ma sono in una fase di totale rigetto verso gli ebook (e speriamo che mi passi...)

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