Le ultime chiacchiere

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Finire un libro o iniziarne tre? Il dilemma segreto di ogni lettore multitasking



Tre segnalibri sparsi, mille promesse non mantenute

Ah, la scena è così familiare che potrebbe essere la mia foto profilo: tre segnalibri sparsi sul tavolino del soggiorno, uno abbandonato nel letto, uno infilato tra le pagine di un libro mai chiuso e l'altro... boh, probabilmente è ancora nel bus che mi ha portato all'ultima libreria aperta.
Promesse? Ce ne sono state a dozzine: "Stavolta lo finisco, giuro!". Risultato? Ancora lì, sospeso tra la pagina trenta e la quarantacinque, come un pendolo emotivo che oscilla tra senso di colpa nuova curiosità.

La fedeltà a un libro è sopravvalutata

Riflettiamoci: perché ci sentiamo in colpa se iniziamo un altro libro mentre quello precedente attende paziente sul comodino? Forse perché la società dei lettori perfetti ci insegna che "un libro alla volta" è sinonimo di disciplina morale e amor letterario puro. E invece no, amici miei: la fedeltà a un solo libro è sopravvalutata! Il cuore del lettore multitasking è fatto di curiosità sfrenata e bisogni emotivi volatili. È come dire "Mangia la pizza e ignora il tiramisù": è impossibile!

Uno per ogni occasione (e scusa)

Qui arriva il punto cruciale: ogni libro ha la sua funzione nella vita del lettore moderno.
  • Uno per il divano, quando vuoi abbandonarti al comfort e alla morbidezza del tessuto e della trama
  • Uno per il letto, perché il libro letto prima di dormire sa sempre cullarti meglio della più sofisticata meditazione guidata
  • Uno per quando ti senti colta, quello da sfoggiare come se le tua intelligenza dovesse essere costantemente documentata
  • Uno per il bagno, non stiamo mica scherzando con i tempi di lettura! 
Ogni libro, dunque, è giustificato dalla necessità, e la lista degli iniziati cresce più velocemente dei buoni propositi di Capodanno.

La curiosità uccide la costanza

Ammettiamolo: il lettore multitasking è un eterno Peter Pan. Curioso, inquieto, incapace di restare fermo. Una nuova copertina attira il nostro sguardo come un magnete, una trama intrigante ci rapisce in un vortice di ma sì, proviamo anche questo! E così, mentre il vecchio libro ci guarda con occhi tristi e segnalibri affranti, noi siamo già partiti verso un'altra avventura letteraria. E se il senso di colpa bussa alla porta? Facciamo finta di non sentirlo, tanto sappiamo che tra due capitoli saremo di nuovo innamorati.

Le scuse sono infinite (e creative)

"Non posso finirlo adesso, devo aspettare l'ispirazione giusta."
"Sto alternando generi per non annoiarmi."
"È per il mio benessere mentale, alternare storie aiuta la digestione."
Se vi state chiedendo se qualcuno vi giudicherà... beh, la risposta è sì. Ma chi? Solo quella parte di voi che ancora crede nelle regole non scritte del bravo lettore fedele
Tutto il resto dell'universo letterario applaude silenziosamente.

Non c'è competizione, solo amore

C'è chi dice: "Devi finire prima di iniziare un altro libro". Io dico: "Perché? Sono tutti libri, sono tutti storie, sono tutti piccoli mondi pronti a essere esplorati". 
La chiave non è la quantità né la velocità né la costanza ossessiva. La chiave è amare quello che leggi, anche solo un po', e goderti ogni pagina senza sentirti in colpa.

Il lieto fine (di qualsiasi libro... e di ogni lettore)

Alla fine, cari lettori, non importa quanti libri iniziate, quanti segnalibri perdete o quante promesse infrante accumulate sul comodino. L'importante è la passione con cui li sfogliate, il brivido della scoperta, le risate tra le righe, i pianti in silenzio, i mondi che abitate anche solo per un attimo. Non esiste lettura giusta o sbagliata, esiste solo il vostro modo di far entrare le storie nella vita di tutti i giorni.

E se, come me, vi ritrovate con tre libri aperti, due in borsa e uno sul tavolo della cucina con un segnalibro che penzola come un drappo sventolante, non disperate! Siamo complici in questa confusione meravigliosa. 
Alla fine, la vera fedeltà non è a un libro, ma all'amore per la lettura stessa!






Recensione 'La notte devastata' di Jean-Baptiste Del Amo: un romanzo feroce e struggente sull'adolescenza e il dolore


LA NOTTE DEVASTATA
Jean-Baptiste Del Amo
Gramma Feltrinelli
28 ottobre 2025
436 pagine


Saint-Auch: una sfilza di case rosa pesca e di floridi prati, giardinetti rocciosi, siepi di alloro o di tuia. Dalle finestre si odono a volte provenire grida, insulti, pianti. Un bambino che urla, un cane che guaisce. Ma nessuno se ne cura, in questa piccola città a venticinque chilometri da Tolosa. Thomas, Mehdi, Alex, Max e Lena sono una banda di ragazzi. Vivono nello stesso quartiere e fanno tutto ciò che è dato fare ad adolescenti degli anni novanta. Comprano robaccia da quelli più grandi e la fumano distesi sui tetti delle pensiline degli autobus o su vecchi divani piazzati nelle antiche serre di Saint-Auch, dove si rifugiano ad ascoltare i Nirvana o a guardare film horror, giusto per sentire i loro cuori battere. A volte si cimentano in stupide sfide: nuotare in una cisterna d’acqua, fare telefonate anonime, tirare petardi in un terreno incolto. Qualcuno è umiliato a scuola, qualcun altro cerca l’amore, tutti mettono alla prova i loro desideri. Quando passano davanti a l’impasse des Ormes, il loro sguardo è catturato da una casa in fondo al vicolo cieco, una casa che sembra acquattata in una penombra vischiosa e fredda, dietro i nodi inestricabili dei rovi e l’ombra proiettata dai muri. C’è chi avverte una sensazione di déjà-vu, come se conoscesse il posto o l’avesse sognato, c’è chi sente un brivido corrergli lungo la schiena. La casa è marchiata con il sigillo del proibito a Saint-Auch, e i ragazzi l’hanno sempre tenuta alla periferia dei loro giochi e delle loro esplorazioni. Quando, però, uno di loro muore in circostanze orribili, in una notte da fiera demoniaca, come un ragno nero in attesa di una preda la casa li inghiotte in un incubo senza fine. Con echi di Stephen King e Lovecraft, e di maestri del cinema come Wes Craven e David Cronenberg, La notte devastata è un impeccabile omaggio al genere horror in cui Jean-Baptiste Del Amo esplora i sogni e le disillusioni di un’epoca e di una generazione alle prese con la brutalità del mondo e le ingiurie del tempo.

BOOKBLOGGER vs BOOKTOKER – Due mondi, un amore (disfunzionale) per i libri



C’era una volta un mondo ordinato, in cui i lettori si trovavano tra blog e forum a discutere civilmente (più o meno) su trame, stili narrativi e personaggi insopportabili.
Poi arrivò TikTok. E con lui, una nuova razza di creature mitologiche: i Booktoker.
Da allora, noi poveri bookblogger viviamo in un continuo déjà vu tra: “Questo libro mi ha spezzato l’anima” e “Dieci romanzi che mi hanno distrutto alle 3 di notte mentre piangevo con la ring light accesa”. 

Ora, non fraintendiamoci: viva i Booktoker! Davvero. Hanno riportato i libri tra i trend, fatto scoprire classici ai quindicenni e dimostrato che sì, si può parlare di letteratura anche ballando sulle note di Olivia Rodrigo.
Ma nel frattempo, il bookblogger medio – quello con la schiena piegata dal peso delle bozze e il polso logoro da tastiera – è diventato l’equivalente letterario del fax: obsoleto, rumoroso e un po’ polveroso. 

Il dramma del contenuto lungo 

Noi scriviamo recensioni da 1200 parole (1200? Ma chi? A me ne servono almeno quattro volte tante per potervi parlare di un libro!) con introduzione, corpo, conclusione e note sull’uso del punto e virgola. Loro dicono tutto in 15 secondi, con uno sguardo disperato in camera e un: “Non sono più la stessa persona dopo questo libro”. Il pubblico applaude.
Il nostro lettore, invece, scrolla fino al fondo del post, trova la sezione “Voto finale”, legge solo quella e scappa.
Abbiamo perso la guerra dell’attenzione, ma almeno abbiamo vinto quella della grammatica. (Piccole consolazioni.) 

Le due filosofie del leggere 

Per noi, leggere è un atto intimo, silenzioso, quasi mistico: candele, tè, playlist soft e un “non disturbare” impostato fino al giorno del giudizio.
Per loro, leggere è un evento visivo: serve la luce giusta, la copertina in palette e, possibilmente, un momento in slow motion mentre si gira la pagina. 
Noi sottolineiamo passaggi e riflettiamo sul simbolismo del dolore. Loro fanno unboxing con più suspense di una puntata di “Criminal Minds”. 

Quando i mondi si scontrano 

Eppure eccoci qui: bookblogger e booktoker convivono nello stesso ecosistema digitale, a metà tra amore e sopportazione.
Noi li guardiamo con un misto di invidia e fascinazione, mentre loro – probabilmente – pensano che “blog” sia un termine vintage tipo floppy disk. 
Ma in fondo, ci serviamo a vicenda.
I booktoker fanno scoprire un titolo, e noi lo recensiamo con calma, spiegando che in realtà la protagonista non era “iconica”, ma semplicemente mal scritta.
Loro creano hype, noi gli mettiamo il punto (e la virgola). 

L’eterno dilemma: cambiare o resistere? 

Ogni tanto ci chiediamo se dovremmo anche noi girare un reel in pigiama con la scritta “questo libro mi ha distrutto”.
Poi ci ricordiamo che serve anche montare, tagliare, aggiungere musica, sincronizzare labiale e, soprattutto, fingere entusiasmo alle 8 del mattino.
E allora torniamo al blog, con la nostra tazza di caffè e un leggero rancore passivo-aggressivo, a scrivere un pezzo che leggeranno in cinque.
Ma quei cinque… oh, che lettori raffinati! 

La verità finale (che non vi aspettereste) 

Alla fine, Bookblogger e Booktoker non sono nemici: sono le due facce della stessa, stropicciata passione.
Uno racconta con le parole, l’altro con le immagini. Uno analizza, l’altro emoziona.
E forse il vero problema non è chi ha ragione, ma chi riesce ancora a leggere un libro fino alla fine senza aprire Instagram a metà capitolo. 

Noi continueremo a scrivere troppo, a litigare con la SEO, a scegliere titoli che nessuno cliccherà ma che ci fanno sentire saggi.
Loro continueranno a far piangere milioni di persone in 20 secondi netti.
E forse, se ci pensiamo bene, entrambe le cose sono un piccolo miracolo in un mondo che non ha più tempo per leggere. 

Quindi sì, viva i Booktoker. Ma viva anche noi, i Bookblogger: quelli che non sanno fare transizioni perfette, ma ancora si emozionano per una frase scritta bene.
E che, ogni tanto, si concedono un sorriso amaro pensando: “Forse avrei dovuto aprire TikTok nel 2020”!



Dieci frasi che ogni lettore odia sentirsi dire (e risposte ironiche per salvarsi dalla galera)



C’è una categoria di esseri umani che il lettore teme più dei finali aperti: quelli che, vedendoti con un libro in mano, ti dicono:

“Ah, io non ho tempo per leggere.”

Giuro, ogni volta mi parte un tic all’occhio. Come se leggere fosse un privilegio riservato ai disoccupati del regno di Narnia.
E allora ecco un piccolo manuale per sopravvivere a chi ti fa venire voglia di usare Guerra e pace come arma contundente.

Le 10 frasi proibite (e come rispondere senza finire in galera)

  1. “Leggere è una perdita di tempo.”
    Risposta ironica: “Hai ragione, in effetti è molto più produttivo guardare un cantiere.”

  2. “Io non ho tempo per leggere.”
    Risposta ironica: “Tranquillo, anch’io non ho tempo per respirare, ma lo faccio lo stesso.”

  3. “Ma a cosa serve leggere?”
    Risposta ironica: “Serve a capire perché la gente dice cose assurde e sopravvive senza perdere la sanità mentale.”

  4. “I libri sono noiosi.”
    Risposta ironica: “Anche ascoltare te, ma lo faccio lo stesso.”

  5. “Io preferisco guardare film.”
    Risposta ironica: “Io preferirei sotterrarti, ma i bagni delle carceri sono sporchi.”

  6. “Non leggo perché mi annoio subito.”
    Risposta ironica: “Capisco, la pazienza è sopravvalutata. Meglio continuare a saltare da un reel all’altro.”

  7. “Io leggo solo se devo studiare o lavorare.”
    Risposta ironica: “Quindi non lo fai da parecchi anni.”

  8. “Non mi piacciono i libri strani.”
    Risposta ironica: “Se i tuoi familiari pensassero la stessa cosa delle persone, tu saresti un reietto.”

  9. “Leggere è roba da secchioni.”
    Risposta ironica: “Non leggere è da fascisti.”

  10. “Non mi ricordo mai i nomi dei personaggi.”
    Risposta ironica: “Ti svelo un segreto: carta, penna e calamaio.”

Riflessione tra le righe

E poi ci fermiamo un attimo a pensare: vivere in un mondo dove la gente crede che leggere sia un lusso o una perdita di tempo è come stare in una biblioteca e sentire qualcuno dire:

“Che palle, troppo silenzio qui dentro!”

Noi lettori lo sappiamo bene: i libri non giudicano, non interrompono, non ti spoilerano la vita con meme stupidi. E allora ci si ritrova, pazienti ma armati di sarcasmo, a navigare tra le frasi proibite con la grazia di chi sa che, prima o poi, il mondo finirà per leggere… o almeno per smettere di fare queste domande assurde.

E alla fine, sopravviviamo.
Sorridiamo, annuiamo e torniamo ai nostri libri, che almeno non ci chiedono:

“Ma a cosa serve leggere?”

Serve a questo: a non rispondere male.
E a sentirci un po’ meno soli in un mondo che sembra avere il cervello in modalità “auto-scroll”.



Recensione 'Ti telefono stasera' di Lorenzo Marone: ironia, emozioni e amore imperfetto


TI TELEFONO STASERA
Lorenzo Marone
Feltrinelli
246 pagine
4 novembre 2025


Giò Coppola ha cinquant’anni, per lavoro legge delle poco affidabili previsioni meteo e ha una vita sentimentale che assomiglia a una giostra. Ma la vera rivoluzione arriva quando l’ex moglie parte per lavorare un anno all’estero e lui si ritrova, dopo tanto tempo, a vivere con suo figlio: Duccio, nove anni, un concentrato di domande scomode e innocente saggezza. Con lui, Giò ha sempre avuto un rapporto che definisce minimalista, ma adesso, tra risvegli caotici, pranzi improvvisati e compiti di matematica che sfidano la logica, scopre il bello – e il difficile – di essere un padre a tempo pieno. Ma non è solo, intorno a lui si muove un cast di personaggi straordinari e strampalati: sua madre, sempre pronta a dispensare consigli non richiesti, e il padre, che parla poco ma, quando lo fa, lascia il segno. La sorella minore Lulù, con due matrimoni falliti alle spalle e un adolescente da crescere, che si è rifugiata in casa con la sua gatta Mafalda, amante dei talent show. E poi c’è Paco Meraviglia, l’amico di sempre, ottimista irriducibile e padre modello, innamorato della vita e delle persone, in perpetua ricerca dell’amore puro ed eterno, convinto che i genitori compiano gesti eroici ogni giorno. "Ti telefono stasera" è l’ironico e tenero racconto di una famiglia attualissima – con le sue complicazioni, il caos e l’invincibile voglia di far prevalere la fantasia – e di un rapporto tra padre e figlio di cui Lorenzo Marone illumina con sguardo partecipe fragilità e slanci temerari, paure e desideri. E attraverso la bellezza dell’imperfezione restituisce un nuovo, profondo significato all’essere padre oggi. Perché, forse, crescere un figlio è la più grande avventura di tutte. Pensavo: forse vivere è questo, un gesto ogni tanto, che ferma il tempo, un istante di affetto, un pomeriggio che nessuno racconterà, ma che resta inciso da qualche parte.

Ricominciare da zero: come ho ritrovato me stessa tra libri, cibo e persone che contano


Buongiorno, lettori… la mia frase iconica, quella che, per anni, ha accolto chiunque sia passato a dare un’occhiata alla pagina Facebook. 
Buongiorno, lettori… e la giornata iniziava. Ma quale giornata? La vostra, forse… perché la mia era fatta di silenzi, solitudine, casa, libri e cibo. 

Per mesi, per anni, mentre voi vedevate una blogger sorridente e un po’ cazzona parlarvi attraverso la fotocamera di un telefono, io sono stata chiusa in un mondo la cui unica compagnia erano i libri e qualche amica (alcune vere, altre meno) che, attraverso una sfilza di messaggi, non ha mai lasciato la mia mano. 

Quante volte mi avete sentito dire che non dovete credere a tutto ciò che vedete sui social? Che ognuno di noi racconta solo ciò che vuole, che le vite perfette, le case da riviste di arredamento, le famiglie del Mulino Bianco non esistono? Ecco, non dimenticate mai questa cosa: I SOCIAL SONO FINZIONE. 
E in quella “finzione” io ho trascorso gli ultimi anni della mia vita: sorridente nelle stories, a pezzi nella vita. 

“Ma come fai a leggere così tanto?”. Quante volte mi avete fatto questa domanda! Perché non avevo una vita, ecco come facevo a leggere così tanto! Perché potranno anche dirvi che basta organizzarsi (è vero, almeno in parte), che basta spegnere la tv, mettere da parte il telefono, leggere anche mentre si gira il sugo (che poi, diciamolo, è molto più comodo leggere quando si fa la cacca!), ma se avete una vita VERA, REALE, fatta di persone, lavoro, hobby, famiglia, il tempo per leggere sarà sempre tempo rubato!
E diventerà prezioso, gratificante… Prendere un libro in mano sarà una magia, quella magia che io avevo dimenticato, quella che mi ha fatto fagocitare anche 100 libri in un anno e tanto tanto cibo, stilare liste, incasellare post, scattare foto su foto, tutto quasi in maniera ossessiva. 

Poi qualcosa si è rotto… o come dice La Bacci, qualcosa ha iniziato ad aggiustarsi. Mi sono guardata allo specchio e ho visto strati e strati di una persona che, fisicamente e mentalmente, non riconoscevo più. 
Qualcosa in me si era spezzato e io ho capito che era arrivato il momento di riprendere in mano la mia vita e ricominciare da zero. 
Dieta. Immediatamente. Perché come dicevano i nonni mens sana in corpore sano. E no, non era una questione di estetica, era un modo per iniziare a far pace con me stessa, quella me stessa che avevo smesso di guardare passando davanti a uno specchio. 
Sport. A casa per iniziare. Come dice La Bacci (sì, sempre lei): “mi sono ammazzata sull’ellittica”. Ed è vero: quello strumento infernale è diventata la mia migliore amica! 
Ho iniziato a perdere peso, a vedere il mio corpo cambiare, a stare meglio… niente più emicrania, niente più ciclo doloroso, niente più fiatone dopo una rampa di scale, ho persino smesso di caderci da quelle scale... son miracoli veri!
Ho iniziato a vedere i jeans che mi andavano larghi e questo mi ha spinta a continuare, a non mollare. 
Mesi di pollo, riso e zucchine, di Nutella guardata come se fosse il mio nemico supremo (più dei biscotti-sasso della Bacci che, credetemi, hanno iniziato a essere allettanti!), di pizza guardata come fosse il Sacro Graal, di colazioni fatte di porridge e di merende a base di yogurt greco (meglio conosciuto come il cibo di Satana) e frutta… e il mio corpo mi ha ringraziata! 
Poi è arrivata la palestra: con Patato, perché vi pare che io vada in palestra da sola? No! Lui, la mia roccia, il mio PT, il mio migliore amico, l’amore della mia vita. Ma ci pensate che cliché da romance è innamorarsi del proprio Personal Trainer? Vi giuro, ho avuto voglia di sputarmi in faccia più e più volte!
Mi ha spronata, cazziata, coccolata, spinta a fare sempre di più e sempre meglio. Ci sono stati momenti di crollo, ma sono stati quelli a farmi andare avanti: “È quando non hai voglia di allenarti che ti allenerai meglio”… sacrosanta verità! 

Ho ripreso in mano il mio corpo, mentre riprendevo in mano la mia mente e la mia vita. Ho messo da parte i libri, sì. Alcune di voi si sono lamentate, altre sono state poco carine, qualcuna mi ha anche un po’ insultata, tutte le altre sono rimaste lì, in paziente attesa. 
È a voi che va il mio grazie: perché con un messaggio, un cuore, un “come stai?” ci siete sempre state. Avete resistito assieme a me. Quindi grazie e scusate, ma io avevo bisogno di disintossicarmi dai libri: quelli che, per anni, sono stati i miei migliori amici, erano improvvisamente diventati un nemico da cui fuggire. 
Ne prendevo in mano uno e mi mancava l’aria, leggevo poche righe e sentivo il bisogno di uscire di casa. 
Adesso, invece, sono nuovamente pronta: ho una vita nuova, un lavoro (quasi) nuovo, amici (alcuni c’erano già, altri sono arrivati da poco, ma sono tutti preziosi), una casa nuova e, soprattutto, lui, la mia Persona, quella che sa quando stringermi forte e quando lasciarmi respirare; Lui che ha trasformato la mia fortezza di libri in una casa con stanze aperte, in cui c’è spazio per l’amore, le risate, tante tante tante parole e persino un po’ di caos controllato! 
La mia roccia, il mio rifugio, il mio angolo di pace, quello dove tutti i problemi spariscono e la vita profuma di cannella e legna che brucia nel camino. 
Quindi sì, in tutto questo, i libri hanno ricominciato a essere amici. Senza stress, senza scadenze, senza liste e programmi… solo con la voglia di leggere, accoccolata sul divano, abbracciata a Lui, leggendo assieme, pagina dopo pagina! 

È successo qualcosa di imprevedibile in questi ultimi mesi: ho trovato una Famiglia, una famiglia che mi ha “scelta”, mi ha accolta, mi ha fatta sentire amata, apprezzata, stimata. Una famiglia che mi vede davvero, con cui rido sino alle lacrime e che mi passa un fazzoletto e una fetta di pizza senza che io debba chiedere. 
Un gruppo di persone che ha fatto cerchio attorno a me, tenendomi sempre per mano. Una sta a Pordenone, gli altri sono un po’ più giù… ma ci sono tutti. 

In questi mesi ho riscoperto la Laura di trent’anni fa: quella che si sedeva a terra con un libro sulle gambe, che rideva senza motivo, che si perdeva tra le pagine con lo stesso entusiasmo di chi scopre un segreto nascosto. 
Ho ritrovato la mia voglia di vivere, di stare con gli altri, di viaggiare, buttando 4 vestiti in valigia e partendo all’improvviso! 
Era un pezzo di me che credevo perduto tra scadenze, solitudine e silenzio. E invece eccolo lì, sorridente e testardo, pronto a ricordarmi che la vita è fatta anche di leggerezza. 
Quella leggerezza che ti fa correre sotto la pioggia senza ombrello, ridere con una bambina di 4 anni che ami più della tua stessa vita o cantare a squarciagola al concerto del tuo cantante preferito come se non ci fosse un domani. 

Ma come in ogni storia degna di nota, ci sono state anche perdite. Ho perso persone lungo la strada, quelle persone che pensavo fossero per sempre e invece si sono rivelate ombre. Non c’è un modo semplice per dirlo: fa male. Fa male e basta. Ci sono stati addii silenziosi, messaggi che non arrivavano più. 
Eppure, da ogni perdita nasce qualcosa di nuovo: nuove amicizie, nuovi sguardi, nuove risate che ti colpiscono al cuore quando meno te lo aspetti. Persone meravigliose, sorprendenti, che sembrano scritte apposta per il capitolo che sto vivendo ora! 
Persone che portano risate, sfogliatelle (Bacci, lascia stare i biscotti, mangia una sfogliatella!) e conversazioni che ti restano nel cuore anche quando il giorno finisce. 

E adesso? Ora c’è la parte più bella, quella che scrivo come fosse la prima pagina di un nuovo romanzo: quella in cui continuo a ridere, a mangiare bene, a leggere e godermi le persone che ho accanto e quelle che sono lontane, ma è come se fossero qui ogni giorno! 
Quella in cui guardo al futuro con curiosità, senza ansia, senza aspettative impossibili. Voglio prendermi cura di me, proteggere le persone a cui voglio bene (sì, Bacci, pure tu!) e ricordarmi che, nonostante tutto, la vita ha sempre un capitolo meraviglioso pronto a sorprendermi! 
Quella in cui io e Lui siamo assieme, ogni giorno, in ogni momento, tenendoci per mano perché è così che vogliamo affrontare la vita! 
So che ci saranno giorni più difficili, di quelli in cui vorrò rintanarmi sotto una coperta con una pila di libri accanto, ma so anche che sotto quella coperta troverò ad accogliermi le braccia di chi, da mesi, mi protegge! 

Ho imparato che non c’è solitudine più terribile di quella che scegliamo da soli. E non c’è gioia più grande di quella che arriva quando apri la porta e trovi il mondo, con tutte le sue stranezze e i suoi sapori, ad aspettarti. 
Io sono qui, pronta a leggere questo nuovo capitolo. Con i libri in mano, persone accanto che contano sul serio e un biscotto della Bacci nell’altra (ché mica può andare sempre tutto bene, no?!). 

E se siete arrivati sin qui, cari EROICI lettori, sappiate che da domani inizia un capitolo nuovo anche per quella parte di Laura che conoscete voi, La Libridinosa. Perché se del privato avrete solo briciole (no, non dei biscotti della Bacci… sono talmente duri che non si sbriciolano neanche!), della blogger avrete tutto ciò che sarà possibile darvi: ci saranno nuove storie di cui parlare, ma anche nuove rubriche da spulciare, consigli, editoriali, reel (forse… che io non li amo proprio tanto!), stories e tanto tanto altro. 
Quindi conto su di voi, perché io ci metterò il mio cuore, la mia penna e la mia tastiera, ma sarete voi a dover fare il resto: dirmi cosa vi piacerà, cosa vi farà venire i conati di vomito (oddio, spero non arriviate a tanto!)… insomma, saranno le vostre voci a guidare i cambiamenti in arrivo! 

E visto che ci siamo, inizio subito con l’anticiparvi la prima novità: una newsletter (ma si usano ancora? Il mio SMM dice di sì e chi sono io per contraddirlo?!) nuova di zecca: se avrete voglia di iscrivervi, cliccate sul link e la riceverete ogni primo lunedì del mese direttamente nella vostra casella di posta! 

PS: sono sempre stata logorroica, ma stavolta ho proprio esagerato. Perdonatemi, non si ripeterà più… forse!