Recensione 'Non volare via' di Sara Rattaro - Garzanti


Titolo: Non volare via || Autore: Sara Rattaro || Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 5 giugno 2014 || Pagine: 222

Matteo ama la pioggia. Gli piace sentirne il tocco leggero sulla pelle. Perché quello è l'unico momento in cui è uguale a tutti gli altri. Perché Matteo è nato sordo. Oggi è giorno di esercizi. La logopedista gli mostra un disegno con tre uccellini. Uno vola via. Quanti ne restano? La domanda è continua, insistita. Ma Matteo non risponde, la voce non esce, e nei suoi occhi profondi c'è un mondo fatto soltanto di silenzio. All'improvviso la voce, gutturale, esce: "Pecché vola via?". Un uccellino è volato via e Matteo l'ha capito prima di tutti. Prima della mamma, Sandra. Prima della sorella, Alice. È il padre a essere volato via, perché ha deciso di fuggire dalle sue responsabilità. All'inizio non era stato facile crescere il piccolo Matteo. Eppure tutti si erano fatti forza in nome di un comandamento inespresso: "Restare uniti grazie all'amore". Ma è stato proprio l'amore a travolgere Alberto, un amore perduto e sempre rimpianto. Uno di quei segreti del passato che ti sconvolge la vita quando meno te l'aspetti. E lo fa quando credi di essere al sicuro, perché sei adulto e sai che non ti può succedere. E che poi ti trascina nell'impeto di inseguire i tuoi sogni. Ma adesso Alberto ha una famiglia che ha bisogno di lui. Sandra, la donna che ha sacrificato tutto per il figlio. Alice, la figlia adolescente che sta diventando grande troppo in fretta. Ma soprattutto ha bisogno di lui Matteo, che vorrebbe gridare "Papà, non volare via."



Quando lessi Non volare via per la prima volta, questo posto era ancora in fase embrionale e mai mi sarei sentita in grado di parlarvi di un romanzo così intenso.

Sono trascorsi poco più di cinque anni e, tra qualche settimana, Sara tornerà in libreria con Andiamo a vedere il giorno che, pur essendo un romanzo a sé, ci farà ritrovare i personaggi di Non volare via.
Quale momento migliore, quindi, per riprendere in mano questo libro e riallacciare i fili con le vite di Alice, Sandra, Matteo e Alberto?

Sono trascorsi poco più di cinque anni, appunto, dalla mia prima lettura, eppure le sensazioni provate non sono affatto cambiate: rabbia, dolore e commozione mi hanno tenuto compagnia per tutte le 200 pagine di questa storia!
Ecco cosa è una famiglia, un mare di ricordi antichi e di silenzi attuali.
Alberto, Sandra, Alice e Matteo sono famiglia. Sono sorrisi, sono silenzi, sono lacrime e dolore e gioia profonda. Sono speranza e sono forza. 
Alberto è sempre stato un ragazzo fragile e solitario; uscito dal suo guscio grazie all'amore di Camilla, pareva esserci tornato dopo la sua partenza, sino al giorno in cui Sandra ha fatto capolino nella sua vita.
Sandra è una donna forte, bella, solare e sicura di sé. Una di quelle persone che sembra sappiano sempre cosa vogliono dalla vita e vadano dritte per la loro strada finché non l'hanno ottenuto. E Sandra vuole Alberto.

Si sposano, nasce Alice, entrambi hanno un lavoro che li gratifica. E quando Alice ha 7 anni, arriva Matteo:  buono bello, docile. Sordo.
La vita pare andare in pezzi, ma Sandra è lì e ne raccoglie i cocci, li rimette assieme, lascia il lavoro e si dedica, anima e corpo, a Matteo. In un peregrinare fatto di logopedisti, psicologi, ausili per la sordità, con Alice sempre al suo fianco, Sandra sarà il pilastro di una famiglia che, davanti alla disabilità, potrebbe sgretolarsi.
Sono forti loro. Lo sono perché si sostengono a vicenda.

Finché un giorno, uno di quei pezzi che Sandra aveva incollato, si crepa nuovamente. Camilla riappare e rivuole Alberto e lui si rende conto di non aver mai smesso di amarla. Così si tuffa anima e corpo in una passione clandestina.

Ho detestato Camilla e non ho problemi ad ammetterlo. L'ho detestata cinque anni fa e l'ho detestata anche oggi. È puerile, egoista, è viziata. Va, torna, sparisce e pretende che Alberto sia lì, che la ami e che la aspetti.
Mi è apparsa come una donna sola, di quelle che hanno sacrificato tutto in nome della carriera e che, arrivata ad una certa età, si guardano allo specchio e si rendono conto di non avere nessuno accanto.

Non volare via ci racconta di come i genitori non smettano mai di essere persone, di come l'amore torni a fare capolino nella nostra vita anche quando non lo aspettiamo più. Di come, spesso, i figli diventino l'unico legame che unisca una coppia che si è persa nella quotidianità, nei problemi di ogni giorni, nella stanchezza che porta silenzi, negli sguardi che sfuggono per rabbia.

La storia di Sandra e Alberto è la storia di tutti noi. Di chi guarda ancora con nostalgia al passato e di chi scopre che il cuore può fare le capriole anche dopo i quaranta.
È la storia di chi ha creduto che fuori dalle mura di casa ci fosse la vita vera, per poi accorgersi che ciò che si vuole sta proprio tra quelle mura: che il calore che genera l'abitudine non ha eguali, che aprire una porta e sentire le voci dei propri figli non ha prezzo, che il profumo di sugo che ti accoglie sin dalle scale, non lo troverai tra le braccia e negli occhi di nessun altro.

È la storia di una famiglia che i cocci li ha visti rompersi più volte, ma in cui, a turno, ogni componente è stato in grado di assurgere al ruolo di collante.
È una storia che Sara ci racconta come solo lei sa fare: con passione, con impeto, con delicatezza, con amore!


Commenti

  1. Bellissimo, non vedo l'ora che mi arrivi!

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  2. Ma... che senso di soffocamento! Ho anch'io passato gli anta, ma questa storia, per come la presenti, sa un po' troppo di buonismo ed è anche un po' disperante, come a dire che se non hai vent'anni l'abitudine, i figli e la noia sono il massimo che ti puoi aspettare.

    Così a pelle questa Rattaro e il suo libro non mi ispirano, sarò impopolare ma che farci.

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    1. Premesso che i gusti son gusti e che ognuno sia libero di pensare ciò che crede e di leggere ciò che preferisce, credo sarebbe più educato e maturo quantomeno firmarsi!

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    2. L'opzione "anonimo" l'hai messa tu, se ti dà fastidio basta toglierla.
      Non sapevo fosse reato criticare un romanzo della Rattaro, ma evidentemente è di quegli autori intoccabili che il 99% di voi bookbloggers (che per motivi a me oscuri vi allineate sempre al pensiero-unico) venera e guai chi esce dal seminato.
      Anche i toni passivo-aggressivi verso chi va controcorrente non sono il massimo della maturità eh... al massimo, sono da licenza media :)

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    3. Premesso che l’opzione anonimo, come la chiami tu, non l’ho messa io. Sei tu che non ti sei loggato/a, se per scelta o perché non possiedi un profilo con Google non mi è dato saperlo. In ogni caso, potresti comunque mettere la firma in calce al messaggio! Ma evidentemente, è più facile non metterci mai la faccia ;)
      Detto ciò, mi domando: se pensi che noi bookbloggers ci allineiamo al pensiero-unico, perché ci leggi? Se la Rattaro non ti ispira, perché ti soffermi a leggere una recensione di un suo romanzo? Magari sbaglio io, ma se un libro non mi interessa e non ho alcuna intenzione di leggerlo, non mi premuro neanche di informarmi sui pareri di altre persone. E se ritengo che un bookblogger si uniformi al pensiero della massa, non ci passo neanche a vedere cosa scrive!
      Tra l’altro, di tutto mi si può accusare, ma non sono mai stata una che si è allineata alla massa o che ha parlato sempre bene di autori molto amati. Se di questo libro ho scritto ciò che ho scritto, è perché la penso esattamente così!

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    4. Amalia Westfalia do Nascimento17 ottobre 2018 12:47

      OKAY, OKAY. Sta di fatto che se gli anonimi ti disturbano tanto puoi benissimo lasciare solo l'opzione google e buonanotte al secchio. Comunque un nome ce l'ho messo, se proprio ci tieni.

      Sta di fatto che 1) leggo e commento quel che mi pare; 2) excusatio non petita... ;) è innegabile che ci sono autori che devi andare col lanternino per trovarne una recensione negativa sui vostri blog, e Sara Rattaro è una di questi... non ne ho trovata mezza di recensione non dico negativa, ma almeno non entusiastico-supercalifragilistichespiralidosa.

      Quindi o la Rattaro è così sublime da piacere a tutti, o qui si va davvero un po' dietro all'onda.

      P.S. Se Azzurra qui sopra 'sto capolavoro non l'ha ancora letto (posto che debba) saranno anche fatti suoi, no? Ho notato anche questo atteggiamento paternalistico fra alcune di voi, che dato che un romanzo piace a voi BISOGNA leggerlo.

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    5. Mi inserisco nella discussione non perché Laura abbia bisogno di un avvocato difensore, dato che sa rispondere benissimo anche da sola, ma solo perché sono stata chiamata in causa. Carissima Amalia Westfalia, io e Laura ci conosciamo da anni ed è grazie a lei se ho conosciuto autori e libri che ho amato moltissimo. Non sempre i nostri giudizi collimano e non leggiamo le stesse cose, come è giusto e normale che sia, ma il più delle volte mi ha indicato libri che sapeva mi sarebbero piaciuti. Perché mi conosce, conosce i miei gusti e sa che lettrice sono. Per me, avere questa cura nei miei confronti è un dono prezioso. Se poi Lei si vuole attaccare pure a un tono scherzoso tra amiche, faccia pure, anche se mi sembra del tutto fuori luogo.

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    6. Sperando di chiuderla qui, perché mi sarei anche un po' scocciata di portare avanti questa discussione sterile, ti dico che sono fatti miei se scelgo o meno di lasciare la possibilità a chi non ha un account di poter commentare in anonimo. Ad oggi mi sono sempre trovata ad avere commenti lasciati da persone educate che hanno firmato i loro messaggi.
      Che tu possa leggere e commentare ciò che ti pare, è fuor di dubbio: siamo in democrazia e nessuno può dirti nulla; io mi sono limitata ad esprimere il mio pensiero, dicendoti che non è mia abitudine leggere recensioni di libri che non mi interessano. Per quanto riguarda i romanzi di Sara, mi è capitato più volte di leggere recensioni non proprio entusiaste; che siano poche è vero, ma evidentemente lei scrive molto bene. La sensazione che rimane dai tuoi commenti, però, è che tu abbia del livore verso la Sara persona più che verso la scrittrice.
      Azzurra ti ha già risposto, quindi non penso ci sia bisogno di dire altro.
      Adesso, se permetti, ho di meglio da fare e da leggere che non continuare a star dietro alla tua inutile polemica!

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  3. ho amato questo libro con ogni cellula del mio corpo. Non sono d'accordo sull'accusa di buonismo, è una cosa che io sopporto poco e qui c'è proprio il contrario, guarda la realtà con occhi sinceri. Poi ovviamente è questione di gusti e io questo libro l'ho trovato meraviglioso

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    1. E io non ti ho pagata/costretta/torturata. Dillo che non si sa mai!

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  4. Che io ami follemente sara rattaro non credo sia un segreto per nessuno. Come il fatto che un romanzo se scritto bene in modo oggettivo e in grado di lasciare emozioni forti non per forza necessiti di una recensione negativa per risultare credibile. Questo,in particolare, tocca corde di una non superficiale sensibilità che non tutti possiedono. Non c’è nulla di banale o scontato, ma scava in una reale quotidianità verso cui rapportarsi diventa inevitabile. Sui commenti di cui sopra non mi sento di soffermarmi oltre. Percepisco un’acredine ingiustificata e senza senso, scaturita da un monologo che nessuno, in sintesi, ha richiesto. Invece di alzare la voce in modo pretenzioso, forse, sarebbe bene fare un passo indietro. Ma capisco che tale conclusione - come la sensibilità di cui sopra - non sia accessibile a tutti.

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    1. Ecco, anche tu hai percepito le stesse mie cose. Diciamo che, sino ad oggi, ho risposto per educazione nei confronti di qualcuno che, comunque, ha speso del tempo per scrivere il suo pensiero qui. Adesso direi che è anche il caso di chiudere!

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  5. Questo lo leggo a Novembre perchè altrimenti potresti picchiarmi/denunciarmi/farmi passare dei brutti momenti.

    N.B.: Sono ironica. Sia mai che qualcuno prenda tutto questo troppo sul serio.

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    1. Io ho già le carte dell'avvocato pronte, fai un po' te!

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