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Recensione 'Rien ne va plus' di Antonio Manzini - Sellerio


Titolo: Rien ne va plus || Autore: Antonio Manzini || Editore: Sellerio
Data di pubblicazione: 10 gennaio 2019 || Pagine: 310

Scompare, letteralmente nel nulla, un furgone portavalori. Era carico di quasi tre milioni, le entrate del casinò di Saint-Vincent. Le dichiarazioni di una delle guardie, lasciata stordita sul terreno, mettono in moto delle indagini abbastanza rutinarie per rapina. Ma nell'intuizione del vicequestore Rocco Schiavone c'è qualcosa - lui la chiama «odore» - che non si incastra, qualcosa che a sorpresa collega tutto a un caso precedente che continua a rodergli dentro. «Doveva ricominciare daccapo, l'omicidio del ragioniere Favre aspettava ancora un mandante e forse c'era un dettaglio, un odore che non aveva percepito». Contro il parere dei capi della questura e della procura che vorrebbero libero il campo per un'inchiesta più altisonante, inizia così a macinare indizi verso una verità che come al solito nella sua esperienza pone interrogativi esistenziali pesanti. Il suo metodo è molto oltre l'ortodossia di un funzionario ben pettinato, e la sua vita è piena di complicazioni e contraddizioni. Forse per un represso desiderio di paternità, il rapporto con il giovane Gabriele, suo vicino di casa solitario, è sempre più vincolante. Lupa «la cucciolona» si è installata stabilmente nella sua giornata. Ma le ombre del passato si addensano sempre più minacciose: la morte del killer Baiocchi, assassino della moglie Marina, e il suo cadavere mai ritrovato; la precisa, verificata sensazione di essere sotto la lente dei servizi, per motivi ignoti. Sembra che in questo romanzo molti nodi vengano al pettine, i segreti e i misteri; ed in effetti, intrecciate al filone principale, varie storie si svolgono. Così come si articolano le vicende personali (amori, vizi, sogni) che sfaccettano tutti gli sgarrupati collaboratori in questura di Rocco. Una complessità e una ricchezza che danno la prova che Antonio Manzini si proietta oltre il romanzo poliziesco, verso una più universale rappresentazione della vita sociale e soprattutto di quella psicologica e morale. Ed è così che il personaggio Rocco Schiavone, con il suo modo contorto di essere appassionato, con il suo modo di soffrire, di chiedere affetto, è destinato a restare impresso nella memoria dei suoi lettori.





Un marito spedito a 30 km da casa per acquistare il libro senza attese di sorta, una libraia "velatamente" minacciata di morte se non avesse aperto lo scatolone in fretta, quasi 7 ore di lettura consecutiva, una doccia non fatta (sempre meglio di colei che ha dimenticato di mettere le mutande!) e una cena raffazzonata in fretta e furia per non far morire di fame la famiglia; tante risate, tante, tantissime lacrime e una quantità di insulti tale da far arrossire una dozzina di scaricatori di porto.
Fonte: Panorama
Questo è il mio bilancio una volta terminata la lettura dell'ultimo, nuovissimo, bellissimo, struggente romanzo di Antonio Manzini.
"Tornerà Rocco" vi avevo detto appena un paio di mesi fa. Sapevamo che sarebbe stato così, che questa volta non avremmo dovuto attendere un intero anno per arrivare alla soluzione di un omicidio e, soprattutto, per scoprire cosa ne sarebbe stato di Rocco.
Rien ne va plus sarà quindi la risposta a tutte le nostre domande? Macché! Oh sì, l'omicidio commesso nel romanzo precedente troverà una soluzione e un paio di tasselli andranno a posto. Ma, allo stesso modo, qualcuno soffierà troppo forte su quel castello di carte che è la vita di Rocco e tutto verrà giù.

Altre mille domande rimarranno senza risposta quando si giungerà alla fine di questo romanzo.
Cosa pensare di questa scelta dell'autore? Da una parte c'è da esserne felici: abbiamo la certezza che Rocco tornerà ancora a riempire le nostre giornate. Ma a che prezzo? Che cosa ci attende? Che Rocco troveremo tra le pagine del prossimo romanzo?
E, soprattutto, quanto dolore è in grado di sopportare ancora Rocco... e noi con lui?
Scappare non è difficile, ritirarsi sì. Una ritirata non ha colore, è solo grigio senza fine, una strada d'asfalto vuota che non porta in nessun luogo. È una sconfitta senza possibilità di ritorno.
In questo ottavo capitolo sulla vita del Vicequestore romano trapiantato ad Aosta, Manzini prosegue quel processo di doloroso ottundimento del dolore che colpisce al fianco Rocco e tutti noi lettori innamorati.
E mentre Marina appare sempre più come un'ombra sbiadita, la sensazione di freddo al cuore ci pervade e ci avvolge come quella pioggia che bagna Aosta e pare non voler più smettere di cadere.
Basterebbe una parola, una sola, anche un rumore, invece non dice niente. Poi chiude gli occhi e se ne va. E io resto qui a guardare la neve che cade e le nuvole che coprono le montagne.
Caro, dolce, solitario Rocco...
Ti vediamo trascinarti, stanco, con le scarpe zuppe, lo sguardo basso e il viso scavato. Ti vediamo avanzare nella vita, solitario e solo. 
Guardati attorno, Rocco: guarda quei volti che, ogni giorno, entrano nel tuo ufficio, obbediscono ai tuoi ordini, si preoccupano per te.
Guarda noi, Rocco: lettori bramosi di storie, persone che vivono in attesa del tuo arrivo in libreria.
C'è gente che ti vuol bene! Quindi alzati, Rocco, alza gli occhi, alza il viso verso quel cielo, verso la pioggia, il sole o la neve.
Alzati, Rocco, perché noi abbiamo bisogno di te e non può finire così.
Non piango, Rocco. Io non so piangere più.

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