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Quattro pezzi per capire di cosa si parla, e come.
Editoriale
Instagram non salverà il vostro blog
Il punto non è essere su Instagram o non esserci. Il punto è capire cosa stiamo costruendo davvero e per chi. Perché ci sono tante voci che ti diranno come si fa la bookblogger nel 2026 e quasi tutte ti porteranno verso Instagram.
Recensione
'Atto di famiglia' di Alessandra Carati
Atto di famiglia di Alessandra Carati (Neri Pozza) è un romanzo polifonico sulla disgregazione silenziosa di una famiglia normale, narrata attraverso tre voci parziali e in conflitto. Struttura frammentata, stile glaciale, costruzione per accumulo.
Guida di lettura
Thriller psicologici che funzionano: 9 romanzi che ti rovinano il sonno (con criterio)
Sì, ce ne sono nove che funzionano davvero. No, non sono quelli che ti hanno consigliato in libreria. Qui ti dico quali sono. Spoiler: te ne accorgi sempre troppo tardi.
Classico del mese
'La signora di Wildfell Hall': la rivoluzione silenziosa di Anne Brontë
Charlotte aveva la passione, Emily aveva la tempesta, Anne aveva la realtà. È la differenza che ho sentito più forte durante tutta la lettura. Dove le sorelle costruiscono mondi attraversati dall'eccezionalità romantica, Anne osserva la vita ordinaria e ne registra le crepe.
Le ultime chiacchiere
Cosa è uscito di recente sul blog
"Sangue marcio" di Antonio Manzini: quando il male cresce in famiglia
Il giudizio sugli audiolibri è snobismo puro
Partiamo da una cosa semplice (e scomoda)
La scena che non vogliamo vedere
Il punto vero (quello che dà fastidio)
L’audiolibro viene giudicato perché rompe una gerarchia.Mette sullo stesso piano chi legge in silenzio sul divano e chi ascolta mentre pulisce casa, cammina, guida, sopravvive.
E questo disturba.
Perché se tutti possono accedere alle storie, allora la lettura smette di essere un territorio di prestigio.
E lì scatta il riflesso:
Sì, vabbè… ma non è vera letturaTradotto: non vale come la mia.
Non partiamo tutti dallo stesso punto (ma facciamo finta di sì)
C’è chi ha tempo, chi ha energia mentale, chi concentrazione.Poi c’è chi ha occhi stanchi, dislessia, dolori cronici, giornate che finiscono troppo tardi.
Eppure pretendiamo un solo modo legittimo di leggere.
Un solo gesto. Un solo rituale.
Come se l’amore per i libri fosse una gara a ostacoli.
L’audiolibro per quello che è: un sostituto pratico
Mettiamola così, senza poesia forzata: l’audiolibro non è meglio del libro cartaceo.Ma non è nemmeno peggio.
È un sostituto pratico, una soluzione.
Una porta aperta quando l’altra è chiusa.
E spesso è l’unico modo per continuare a leggere quando la vita si mette di traverso.
Se ti senti minacciata dagli audiolibri, se hai bisogno di dire che “quella non è vera lettura” per sentirti al sicuro… forse il problema non è l’audio.
È l’idea che leggere serva a distinguersi, non a incontrare storie.
Perché no: l’audiolibro è lettura.
E chi legge come può, quando può, sta leggendo davvero.
Il resto è rumore di fondo.
E, guarda caso, quello sì che distrae!
'Non ancora 101' di Irene Salvatori: dialogo semiserio tra due cani sul libro che serve quando serve
Perché tutti parlando di "Skippy muore" e io no
Letture, hype e onestà
Comincio da qui, senza prenderla alla larga: in questo periodo non ho voglia di leggere un libro che so già potrei detestare.Lo dico subito, così evitiamo equivoci.
Non è snobismo.
Non è posa intellettuale.
È memoria storica.
I miei precedenti con questo autore non sono felici, Il giorno dell’ape mi ha lasciato addosso una sensazione precisa e inequivocabile: fastidio.
Quello che non evolve, quello che non chiarisce.
Quello che ti infligge ferite a caso e poi se ne va, come se avesse fatto qualcosa di profondo solo perché è stato lungo e ambizioso.
Ecco perché, quando questa settimana ovunque sento nominare Skippy muore, io provo una cosa molto poco letteraria ma molto onesta: indifferenza.
Non irritazione.
Non rifiuto militante.
Proprio indifferenza.
Skippy muore è ovunque.
È il libro di cui bisogna parlare.
Quello che ti colloca subito nella categoria giusta: lettore serio, lettore colto, lettore che ti “capisce”.
Eppure, più tutti ne parlano, più diventa chiaro che il vero protagonista della settimana non è il romanzo.
È il consenso intorno a lui.
Perché questo libro, prima ancora di essere letto, è diventato un segnale.
Un badge.
Un modo per dire: “Io sto da questa parte della letteratura”.
E attenzione: non sto dicendo che Skippy muore non sia un libro importante.
Sto dicendo che, in questo momento, non è il libro giusto per me.
Io oggi nei libri cerco ferite giuste e non casuali, chiarezza e una scrittura che sappia toccare le corde giuste.
Non ho voglia di rischiare di nuovo un’esperienza da cui uscire stanca, distante e con la sensazione di aver letto qualcosa di “necessario” solo sulla carta.
Ho già fatto quell’errore.
L’ho fatto proprio con lo stesso autore.
E l’ho pagato caro, in termini di tempo, energia e fiducia.
Il mio silenzio su Skippy muore, quindi, non è una provocazione.
È un atto di onestà.
Non tutto quello che è di tendenza va letto.
Non tutto quello che tutti amano deve passare anche da me.
E soprattutto, non ogni grande romanzo arriva nel momento giusto per ogni lettore.
Forse Skippy muore è un libro enorme.
Forse è un capolavoro.
Forse mi parlerebbe, in un altro tempo.
Ma oggi no.
E fingere il contrario, solo per partecipare alla conversazione, sarebbe molto più disonesto che tacere.
Perché la lettura non è un dovere civico.
È una relazione.
E se non senti la chiamata, puoi anche non rispondere.
Il vero gesto controcorrente, questa settimana, non è leggere Skippy muore.
È ammettere che non tutto ciò di cui si parla è ciò che ci serve.
E io, oggi, ho scelto altro.
