Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta il classico del mese

'Cime tempestose': come ho odiato questo libro per trent'anni e poi ho perso una scommessa

Immagine
 Emily Brontë e una rilettura che cambia tutto: quando finalmente sei pronta Roby ha vinto. Lo dico subito, così evitiamo l'elefante nella stanza: mio marito ha vinto una scommessa che si trascinava da un po'. E la prova è che ha dovuto letteralmente strapparmi di mano Cime tempestose  e spingermi fuori casa per andare a lavorare. Non ho detto niente. Non serviva.  Il libro ancora aperto parlava per me. La scommessa con Roby Roby ha sempre sostenuto una cosa: che io non avessi mai davvero capito Cime tempestose . Che non fossi pronta, che quel libro mi aspettasse da qualche parte nel futuro, paziente come solo i grandi classici sanno essere. Io, ovviamente, non ero d'accordo. Avevo letto Cime tempestose  a sedici anni, in terza liceo, e avevo odiato ogni singola pagina: i personaggi cupi, le atmosfere lugubri, la tossicità dei rapporti, la cattiveria che attraversava ogni relazione con un filo avvelenato. Avevo chiuso il libro con la certezza granitica di chi ha già ...

'Fiori per Algernon': intelligenza, regressione e tragedia della coscienza

Immagine
Parlare di Fiori per Algernon  di Daniel Keyes significa confrontarsi con un romanzo che ha la struttura di un esperimento scientifico e l'anima di una tragedia classica. Non è la storia di un uomo che diventa intelligente. È la storia di un uomo che impara a sapere. E, nel sapere, soffre. Fiori per Algernon  è attuale perché mette in discussione l'idea che l'intelligenza garantisca dignità e felicità. La parabola di Charlie Gordon mostra come il potenziamento cognitivo possa diventare una condanna, rivelando il bisogno primario di riconoscimento umano. L'ascesa: l'illusione del progresso La prima parte del romanzo è costruita con un dispositivo narrativo di straordinaria intelligenza formale: il diario clinico. Il linguaggio stesso diventa termometro dell'evoluzione di Charlie Gordon. Errori ortografici, sintassi elementare, ingenuità semantica, tutto concorre a incarnare un livello cognitivo limitato ma non privo di umanità. L'intervento chirurgico che dov...

Quando smetti di funzionare: cosa ci insegna Kafka sulla vita moderna

Immagine
Perché La metamorfosi  è così attuale? La metamorfosi  di Kafka è attuale perché racconta cosa succede quando una persona perde valore agli occhi degli altri: quando non produce, non funziona, non è più conveniente. La storia di Gregor Samsa parla di lavoro, amore incondizionato e di quanto sia facile diventare invisibili. C'è un modo molto rassicurante di leggere La metamorfosi : come un racconto sull'assurdo. Sull'insetto, sulla stranezza. È il modo migliore per non sentirsi coinvolti. Perché La metamorfosi  non parla di ciò che diventa Gregor Sansa, ma di ciò che era già: un corpo utile, una funzione economica, una presenza giustificata dal rendimento. Kafka non ci chiede di credere alla trasformazione. Ci chiede di accettare la normalità che la circonda. Ed è lì che il testo smette di essere strano e comincia a fare male. Il vero problema di Gregor Samsa: smettere di essere utile Gregor si sveglia insetto e pensa subito al lavoro. Non alla paura. Non allo scandalo. Al...

Rileggere "Il giardino segreto" da adulta: una lettura condivisa che diventa passaggio

Immagine
Il giardino segreto lo avevo letto a dieci anni. Ne conservavo, per quanto possibile, un ricordo luminoso, quasi intoccabile. Così luminoso che, chissà perché, non mi era mai venuto in mente di rileggerlo. Come certi ricordi d'infanzia: li ami, ma non li rimetti in discussione. Poi è successo altro. Io e Roby abbiamo iniziato a leggerlo a Maty, la sera, prima di dormire. A voci alternate. Senza fretta.  E dopo la prima sera era già diventato un rito. Noi tre, luce tenue, silenzio buono, quella dolcezza che arriva solo quando la giornata smette finalmente di chiederti qualcosa. Rileggerlo oggi - a quarant'anni di distanza - è stato inevitabilmente diverso. Non perché il libro sia cambiato. Perché sono cambiata io. Da bambina non avevo gli strumenti per cogliere davvero la solitudine che attraversa queste pagine. La vedevo, sì, ma non nelle sue pieghe più profonde. Oggi quella solitudine mi è arrivata addosso con più forza. E non mi ha fatto male: mi ha semplicemente parlato. Mat...

'Frankenstein' di Mary Shelley: riflessione emotiva su un romanzo più umano dei suoi mostri

Immagine
Un romanzo in una notte buia e tempestosa... come certe nostre giornate Diciamocelo: Frankenstein  è una di quelle letture che ci accompagna da sempre, magari prima come mito, poi come film improbabile visto in tv, e infine come libro vero e proprio, quando decidiamo che è ora di conoscere la storia dalla voce della sua creatrice. E che creatrice! Mary Shelley, ventenne e con il mondo che ancora non sapeva che una ragazza così giovane stesse per rivoluzionare la letteratura gotica. Leggere Frankenstein  oggi significa entrare in una casa di legno scricchiolante, con una tazza di cioccolata calda in mano e un temporale che bussa alle finestre. E sì, anche il mio cane che si rifiuterebbe di uscire. È un romanzo che ti accoglie, ma ti inquieta, che ti scalda e ti gela allo stesso tempo. È accogliente, ma col cardigan nero. Victor Frankenstein o l'arte di farsi del male da soli Victor è il classico personaggio per cui vorresti creare una chat di gruppo con tutte le tue amiche e s...