'L'arte di ascoltare i battiti del cuore' di Jan-Philipp Sendker: quando l'amore sceglie di restare


L'ARTE DI ASCOLTARE I BATTITI DEL CUORE
Jan-Philipp Sendker
Neri Pozza
304 pagine
12 novembre 2014

A Kalaw, una tranquilla città annidata tra le montagne birmane, vi è una piccola casa da tè dall'aspetto modesto, che un ricco viaggiatore occidentale non esiterebbe a giudicare miserabile. Il caldo poi è soffocante, così come gli sguardi degli avventori che scrutano ogni volto a loro poco familiare con fare indagatorio. Julia Win, giovane newyorchese appena sbarcata a Kalaw, se ne tornerebbe volentieri in America, se un compito ineludibile non la trattenesse lì, in quella piccola sala da tè birmana. Suo padre è scomparso. La polizia ha fatto le sue indagini e tratto le sue conclusioni. Tin Win, arrivato negli Stati Uniti dalla Birmania con un visto concesso per motivi di studio nel 1942, diventato cittadino americano nel 1959 e poi avvocato newyorchese di grido... un uomo sicuramente dalla doppia vita se le sue tracce si perdono nella capitale del vizio, a Bangkok. L'atroce sospetto che una simile ricostruzione della vita di suo padre potesse in qualche modo corrispondere al vero si è fatto strada nella mente e nel cuore di Julia fino al giorno in cui sua madre, riordinando la soffitta, non ha trovato una lettera di suo padre. La lettera era indirizzata a una certa Mi Mi residente a Kalaw, in Birmania, e cominciava con queste struggenti parole: "Mia amata Mi Mi, sono passati cinquemilaottocentosessantaquattro giorni da quando ho sentito battere il tuo cuore per l'ultima volta".




Non è un libro che ti spezza il cuore in un colpo solo. È una storia che lo tiene tra le mani per tutto il tempo e lo lascia andare alla fine.

Quando l’amore non urla, ma resta

Ci sono libri che ti devastano con un colpo secco.
E poi ci sono quelli che ti fanno soffrire quasi con delicatezza, come se chiedessero permesso.

L’arte di ascoltare i battiti del cuore di Jan-Philipp Sendker appartiene alla seconda categoria.

Non è uno di quei romanzi con il finale straziante che ti obbliga a chiudere tutto per respirare. No.

È una storia che ti accompagna per mano e, mentre cammini, ti fa sentire ogni singolo battito. Lento. Ostinato. Vero.

E io, mentre leggevo, lo sentivo addosso. Quella malinconia dolce. Quella sofferenza che non fa rumore.

Il filo invisibile tra Tin Win e Mi Mi

La storia si muove tra l’America e la Birmania, ma il cuore del romanzo non è il viaggio geografico di Julia.
Il vero centro emotivo sono loro: Tin Win e Mi Mi.

Julia cerca suo padre. Noi troviamo un amore.

Tin Win, bambino cieco. Mi Mi, che non vede il mondo come gli altri ma lo sente in modo assoluto.
La loro è una complicità immediata, primitiva, quasi animalesca. Un riconoscere a pelle prima ancora che con gli occhi.

E io ci ho creduto. Sino in fondo.

Perché esistono amori così.
Amori che non hanno bisogno di prove sociali, di dimostrazioni eclatanti.
Amori che resistono agli ostacoli senza trasformarsi in tragedia spettacolare.

Amori che, semplicemente, aspettano.

Leggendo, pensavo spesso a quella sensazione precisa che si prova quando qualcuno entra nella tua vita e non c’è spiegazione razionale. Lo senti. Punto.
Io l’ho sentita con Roby. E Sendker, in quelle pagine, l’ha raccontata con una precisione disarmante.

Confessione da lettrice

Ho temuto, per un istante, che fosse troppo bello per essere vero.

Quella purezza, quella fedeltà incrollabile, quella promessa silenziosa che attraversa anni e distanze.

Ma poi ho smesso di difendermi.
Perché non tutti i libri devono smascherare l’amore. Alcuni possono ancora permettersi di crederci.
E io ho scelto di farlo insieme a loro.

Spiritualità che non fa rumore

La dimensione spirituale del romanzo è presente, ma non imposta.

È come un sottofondo, un respiro costante.
Non ti dice cosa pensare, non ti dà risposte prefabbricate. Ti invita solo ad ascoltare.

La Birmania che Sendker racconta non è cartolina esotica, ma spazio interiore.
È un luogo dove il dolore e la perdita vengono attraversati con una pazienza quasi sacra.

E questa spiritualità - così autentica, così poco occidentale - dà alla storia un ritmo diverso. Più lento. Più meditativo.

Non è un libro per chi ha fretta.

Una scrittura che accarezza senza essere sdolcinata

Sendker scrive con una semplicità elegante.

Non cerca l’effetto speciale. Non forza la commozione.

Le emozioni arrivano piano, si infilano tra le righe. Ti sorprendono mentre non te lo aspetti.

Non ricordo una scena precisa che mi abbia devastata.
Ricordo una sensazione continua, un filo teso lungo tutta la narrazione.

Lacrime? Sì.
Ma leggere, silenziose, di quelle di cui ti accorgi solo quando ti tocchi il viso.

Lo sguardo di Roby

Ho letto questo romanzo cercando di capire perché un amore così radicale non scivolasse nel mito.

Quello che ho trovato è una struttura narrativa molto consapevole: Julia è chiaramente un dispositivo, quasi un ponte. Il vero racconto è quello di Tin Win e Mi Mi, e l’autore lo sa. Non prova nemmeno a mascherarlo.

Mi ha colpito la coerenza interna del sentimento. Non è un amore adolescenziale idealizzato; è una scelta ripetuta nel tempo. Questo lo rende credibile.

La componente spirituale, a mio avviso, funziona perché non diventa ideologia. Resta cornice culturale, non predica.

È un romanzo che non cerca di stupire con colpi di scena, ma di restare. E in questo è efficace.

Perché quattro stelle e non cinque

Questo libro mi ha fatto più male che bene.
Ma un male buono.

Mi ha lasciata con una malinconia sottile, quella che non ti strappa via il cuore ma te lo fa osservare meglio.

Non gli dò cinque stelle solo perché, a tratti, il viaggio di Julia resta un po’ funzionale: si sente che è lì per raccontarci altro.

E io - lo ammetto - avrei voluto ancora più tempo con Tin Win e Mi Mi. Ancora più silenzio condiviso tra loro.

Quattro stelle perché è una storia dolce e malinconica che non ha paura di credere nella fedeltà dei sentimenti.
E in un mondo che cambia idea ogni cinque minuti, questo è quasi rivoluzionario.

Perché alcune storie non ti cambiano la vita, ti insegnano solo ad ascoltarla meglio.



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