Recensione 'Lettere per Victoria' di Marcelo Puglia - Giunti


Titolo: Lettere per Victoria || Autore: Marcelo Puglia || Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 14 marzo 2018 || Pagine: 432

Mauricio ha quarant'anni, una compagna stupenda e una bambina appena nata. Il licenziamento lo sorprende come un fulmine a ciel sereno ma non sarà quello il giorno peggiore della sua vita. Un controllo di routine non dà i risultati sperati e improvvisamente per lui non c'è più un futuro: gli restano sei mesi di vita. Facendo un calcolo folle è come se dovesse concentrare in una manciata di giorni tutto quello che avrebbe voluto fare nei prossimi 30 anni. Assicurare una stabilità economica alla sua famiglia, sposare Gabriela, trovare degli sponsor per far decollare il suo blog... Alla lista di cose da fare si affianca quella degli "ultimi": l'ultimo sorriso di sua figlia, l'ultima canzone, l'ultimo ricordo felice. Ma come si fa a dire a chi si ama che ci restano solo pochi mesi di vita? E come lasciare una testimonianza di sé alla piccola Victoria, che non conoscerà mai davvero suo padre? È così che Mauricio comincia a scriverle una lettera ogni giorno per raccontarle di sé e del mondo, per offrirle una guida e un conforto nei momenti in cui non ci sarà.

Trama: 2 || Personaggi: 2 || Stile: 2




Non è la prima volta che mi capita di leggere un libro che parli di malattia e di come affrontare la morte imminente. Trovo che ci siano molti modi per affrontare questo argomento e uno di quelli che ho più apprezzato è stato sicuramente quello scelto da Fausto Brizzi nel suo Cento giorni di felicità, dove, con un perfetto mix di lacrime e sorrisi, ci veniva raccontata la storia di Lucio e dei suoi ultimi 100 giorni di vita!

Nel caso di Lettere per Victoria, invece, mi sono trovata a leggere la storia di Mauricio, un giornalista quarantenne, neo-papà, che, nell'arco di pochissime ore vedrà la sua vita cambiare completamente.
Passò la porta bianca senza immaginare che a partire da quel momento la sua vita sarebbe cambiata per sempre.
Poche ore dopo aver perso il lavoro, a Mauricio verrà diagnosticato un tumore maligno al cervello. Sei mesi di vita, questa è la sentenza.
È in quel momento che Mauricio deciderà di scrivere delle lettere a Victoria, la figlia appena nata; un modo per far sì che lei possa, un giorno, conoscerlo.

Di sicuro non si tratta di un'idea originalissima (ho ricordo di un film che raccontava qualcosa di simile), ma poteva certamente essere un ottimo spunto per un romanzo intenso.
Purtroppo, però, ho presto dovuto ricredermi. Innanzitutto, Mauricio scrive su un portatile e salva le lettere su una chiavetta USB: questa scelta, che solo alla fine del romanzo scopriremo avere un senso ben preciso nell'economia della storia, trasmette, però, freddezza; freddezza che aumenta leggendo le lettere del padre alla figlia: inizialmente pare trattarsi più di un rendiconto bancario, con Mauricio che spiega nel dettaglio quanti soldi hanno, quanto frutterà loro l'assicurazione sulla vita e cosa cercherà di fare per garantire, a lei e alla madre, una certa stabilità economica anche dopo la sua morte.

Dopo un po' mi sono chiesta cosa volesse trasmettere l'autore: il racconto della quotidianità è una scelta? 
Ho perso mio padre quando avevo appena 31 anni; non ero una bambina e ho avuto modo di percorrere un pezzo della mia strada avendolo al mio fianco. Ma ricordo bene che, quando venne a mancare, uno dei miei primi pensieri fu che mio figlio, che allora aveva appena tre anni, non avrebbe mai potuto conoscere suo nonno e che sarebbe stato compito mio raccontarglielo.
Ecco, durante la lettura di questo romanzo e, in particolare, delle lettere scritte da Mauricio, continuavo a pensare che, da figlia, io avrei voluto leggere altro: dimmi chi sei, chi eri prima del mio arrivo, chi avresti voluto essere, quali erano i tuoi sogni; parlami di come immaginavi il nostro futuro, di come eravate tu e mamma quando vi siete conosciuti...

Bisognerà arrivare almeno a metà libro perché l'empatia si impossessi del lettore, ma quando, finalmente, le emozioni inizieranno ad affiorare, Puglia pare quasi alzare un muro e dire: "No, oltre qui non puoi andare".

Ciò che manca in questo romanzo è il calore. È una storia quasi asettica, fredda, impersonale. Non so se il mio parere sia influenzato dalla recente lettura del libro di Abby Fabiaschi, Il nostro tempo nel mondo, che, al contrario di questo, è uno sgorgare continuo di emozioni. Ciò che so è che in 430 pagine sono riuscita ad emozionarmi solo alla fine, quando sarà Victoria a scrivere una lettera al padre, scomparso ormai da dodici anni.
Emozione che, peraltro, scemerà poche righe dopo, quando il finale della storia si è rivelato forzato e, scusate il francesismo, anche un po' paraculo!

Se a tutto ciò aggiungiamo interi capitoli che nulla hanno a che spartire col romanzo, direi che la frittata è fatta!


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