Le ultime chiacchiere

Cosa è uscito di recente sul blog

Diaro di Bordo - Saghe familiari e non




Amo molto le saghe familiari, sia che vengano raccontate in un unico romanzo o che si tratti di più libri. 
Credo che, se ben scritte, siano in grado di coinvolgere il lettore e farlo sentire parte della storia. 
Credo anche che le Case Editrici, che, a quanto pare pubblicano libri in base alle mode del momento, abbiano subodorato questa passione comune a noi lettori, tanto che, negli ultimi anni, le saghe familiari sono sempre più presenti sugli scaffali delle librerie. 
Purtroppo, non sempre libri di questo tipo centrano il punto e, a fronte di romanzi bellissimi (Gente del sud di Raffaello Mastrolonardo, tanto per citarne uno), noi lettori ci ritroviamo tra le mani delle grandi fregature

Una delle ultime, a tal proposito e per quanto mi riguarda, è stata La signorina Crovato, romanzo d’esordio di Luciana Boccardi, giornalista di storia del costume e della moda, che esordisce nella narrativa con un romanzo che, tra finzione e realtà, “dovrebbe” raccontarci la storia della sua famiglia. 
Il problema principale che ho riscontrato nelle 100 pagine di lettura che mi sono concessa prima di propendere per un definitivo abbandono del libro, è stata la struttura usata per raccontare questa storia
Lo ammetto: ho faticato non poco a capire cosa non mi facesse digerire questo libro, cosa mi impedisse di entrare in sintonia col romanzo e con i suoi personaggi. 
Poi, finalmente, l’illuminazione sulla via di Damasco! Non si tratta della scrittura della Boccardi, che nel suo insieme fruisce leggera ed esilarante senza mai scadere nell’ironia esagerata, né della trama in sé, anche perché poco se ne comprende, almeno nella prima parte di questo primo romanzo della trilogia. 
Il problema fondamentale è stato proprio il modo in cui questa storia è stata costruita (nella seconda
foto potete farvi un’idea più precisa). 
Questo libro è composto da un’infinita serie di paragrafi, i primi dei quali servono alla sua autrice per introdurre tutti i componenti, materni e paterni, partendo dai bisnonni, della sua famiglia. 
Già questa scelta rende ardua la vita del lettore, che si ritrova catapultato in una sorta di elenco di personaggi di cui, per ogni paragrafo dedicato, viene fatta una breve descrizione: nome, grado di parentela e un piccolo aneddoto relativo. 
Dopo 40 pagine, il cervello del lettore sarà a un passo così dall'esaurimento nervoso e, ovviamente, a meno di non essersi premurati di aver preso una dettagliata sequela di appunti, tutti i nomi e i gradi di parentela saranno già belli che dimenticati! 
Terminata questa sorta di introduzione, paragonabile a un mix tra un elenco del telefono e un fascicolo dell’anagrafe, la Boccardi, utilizzando la medesima struttura, procede col racconto. 
Tutto, però, risulta troppo didascalico, freddo e veloce perché il lettore possa, in qualche modo, riuscire a entrare nei meccanismi della storia di questa famiglia e, soprattutto, nelle vite dei suoi componenti. 

Arrivata intorno alle 100 pagine, quando mi sono finalmente decisa ad abbandonare questa lettura, ho capito che la sensazione provata sino a quel momento è stata quella di leggere le pagine di un diario, raccolte lì senza alcun senso e senza un filo ben preciso a legarle. 
Ma la cosa peggiore è stata che, per tutto il tempo, mi è parso di spiare qualcuno da una finestra

Mi capita sovente, la sera, soprattutto d’inverno, quando fa buio presto, di ritrovarmi a guardare, dalla finestra del mio studio, il palazzo di fronte. 
Ci sono, in particolare, due finestre illuminate che attirano il mio sguardo. Non vedo nulla, perché la distanza è notevole, se non qualche ombra che, ogni tanto vi passa davanti. 
Ma mi è capitato spesso, esattamente come mi accadeva da bambina quando succedeva la stessa cosa, di chiedermi chi viva in quelle case, che vita abbiano quelle persone, cosa stiano facendo nel momento in cui mi ritrovo a “osservarle”. So che potrò sembrarvi un po’ pazza, ma vi assicuro che non sono l’unica a comportarsi così! 
Perché vi racconto questo aneddoto? Perché la lettura di questo libro, come vi dicevo, mi ha trasmesso la medesima sensazione: più che una persona invitata dall’autrice ad ascoltare il suo racconto, mi sono sentita un’intrusa che ne spiava la vita e ne carpiva, a tratti, qualche segreto. 
E non è questa la sensazione che voglio avere quando leggo un libro, men meno se si tratta di un romanzo familiare come questo! 
Pertanto, La signorina Crovato diventa ufficialmente il primo libro abbandonato di questo 2021 e mi dispiace molto, perché avevo riposto grandi aspettative in questo romanzo. 

Ma voglio approfittare di questa disfatta per parlare di un fenomeno che sta dilagando nel mondo dei blogger e, in particolare, nel segmento Instagram. 
Se mi seguite anche lì, probabilmente sarete incappati in una storia in cui mostravo proprio un angolo di questo romanzo e dicevo che, pur non convincendomi, ero sicura che si tratterà del libro più “marchettato” delle prossime settimane! 
Che vuol dire? Che, con mio sommo dispiacere, devo prendere atto di certe dinamiche che si sono create nel mondo dei blogger. 
Una Casa Editrice ha bisogno di pubblicizzare un libro? Si punta sull’invio massiccio di copie, che giungono nelle case dei blogger con un alto numero di follower sul tanto vituperato social del momento, Instagram appunto! 
A questo punto, i blogger si dividono in due categorie: chi si limita a fare un unboxing in cui mostra il libro e tanti cari saluti e chi, invece, farà una recensione (sul blog o su Instagram, pare che ormai la cosa interessi poco!). 
Il problema a cui mi riferisco, riguarda proprio queste recensioni che, spessissimo, sono super-positive, entusiaste, piene di complimenti e sollecitazioni affinché il lettore corra ad acquistare il libro in questione. 
Sono sempre vere? Ahimè, no! Dietro queste marchette (chiamiamo le cose col proprio nome!) spesso si celano libri non letti interamente o, peggio ancora, non letti per nulla. 
Questo entusiasmo è finalizzato, semplicemente, a una sorta di favore reciproco tra blogger e Casa Editrice: copia in cambio di recensione positiva = mantenimento della collaborazione e notevole risparmio di soldi da parte del blogger. 

Personalmente, me ne frega poco di queste dinamiche, che trovo bieche e scorrette, che evito di mettere in pratica, percorrendo fedele la strada della povertà e dell’onestà! 
La cosa che mi spinge a parlarne è che, negli ultimi mesi, ho notato un crescente malcontento da parte dei lettori che, ovviamente, scemi non sono (ecco perché non corrono in libreria a comprare ogni libro spacchettato da chicchessia!) e che si sentono “truffati” dalla figura del blogger. 
Spesso ricevo dei messaggi in cui mi viene detto che sono stati acquistati dei libri sull’onda dell’entusiasmo mostrato da qualche mio collega e che poi ci si è sentiti quasi presi in giro. 
Fermo restando il fatto che la lettura è soggettiva, ognuno ha i propri gusti e bla bla bla… è anche vero che puzza un po’ la sequela di recensioni estremamente entusiaste che appaiono proprio a ridosso dell’uscita di un romanzo super-pubblicizzato e, soprattutto, sempre da parte delle stesse persone che, poi, guarda un po’, sono quelle che il libro lo hanno ricevuto! 

C’è una soluzione a questo annoso problema? Credo che l’unica sia confidare nell’intelligenza e nell’intuito del lettore che, col tempo e, purtroppo, con qualche fregatura, impara a capire di chi può fidarsi e di chi no! 
Da blogger, invece, vi dico che anche tra di noi esistono persone oneste, che preferiscono perdere una collaborazione e rispettare i lettori che li seguono. 
Potrei farvi dei nomi, ma so che sapete già di chi io stia parlando!

Recensione 'Come un respiro' di Ferzan Ozpetek - Mondadori

COME UN RESPIRO || Ferzan Ozpetek || Mondadori || 12 maggio 2020 || 157 pagine

È una domenica mattina di fine giugno e Sergio e Giovanna, come d'abitudine, hanno invitato a pranzo nel loro appartamento al Testaccio due coppie di cari amici. Stanno facendo gli ultimi preparativi in attesa degli ospiti quando una sconosciuta si presenta alla loro porta. Molti anni prima ha vissuto in quella casa e vorrebbe rivederla un'ultima volta, si giustifica. Il suo sguardo sembra smarrito, come se cercasse qualcuno. O qualcosa. Si chiama Elsa Corti, viene da lontano e nella borsa che ha con sé conserva un fascio di vecchie lettere che nessuno ha mai letto. E che, fra aneddoti di una vita avventurosa e confidenze piene di nostalgia, custodiscono un terribile segreto. Riaffiora così un passato inconfessabile, capace di incrinare anche l'esistenza apparentemente tranquilla e quasi monotona di Sergio e Giovanna e dei loro amici, segnandoli per sempre. Ferzan Ozpetek, al suo terzo libro, dà vita a un thriller dei sentimenti, che intreccia antiche e nuove verità trasportando il lettore dall'oggi alla fine degli anni Sessanta, da Roma a Istanbul, in un susseguirsi di colpi di scena, avanti e indietro nel tempo. Chi è davvero Elsa Corti? Come mai tanti anni prima ha lasciato l'Italia quasi fuggendo, allontanandosi per sempre dalla sorella Adele, cui era così legata? Pagina dopo pagina, passioni che parevano sopite una volta evocate riprendono a divampare, costringendo ciascuno a fare i conti con i propri sentimenti, i dubbi, le bugie. Il presente si mescola al passato per narrare la potenza della vita stessa, che obbliga a scelte da cui non si torna più indietro. Ma anche per celebrare – come solo Ozpetek sa fare – una Istanbul magica, sensuale e tollerante, con i suoi antichi hamam, i palazzi ottomani che si specchiano nel Bosforo, i vecchi quartieri oggi scomparsi.

[Bookswiffer] Recensione 'Le imperfette' di Federica De Paoli - DeA Planeta

Spolvera qua, spazza là, dai una spruzzatina qui ed ecco che torna il Bookswiffer, la rubrica più pulita dei blog, quella che ci permette di svuotare le librerie e leggere, finalmente, quei libri rimasti in attesa per taaaaaanto tempo!

Cinque, come sempre, i libri tra i quali Lallina e La Bacci hanno dovuto selezionare la mia lettura.


E il vincitore è stato...


LE IMPERFETTE || Federica De Paolis || DeA Planeta || 9 giugno 2020 || 306 pagine

Anna sta recitando una parte, ma non lo sa. O forse non vuole saperlo, perché altrimenti dovrebbe chiedersi chi è, e cosa desidera dalla vita. Del resto, ha due meravigliosi bambini, un padre che la adora e un marito chirurgo estetico che è appena diventato primario di Villa Sant’Orsola, la clinica privata di famiglia. Ha anche un amante, Javier, il papà spagnolo di una compagna di scuola del figlio: si incontrano due volte alla settimana in un appartamento che diventa subito uno splendido altrove, un luogo di abbandono. E allora, cos’è che non funziona? I nodi, si sa, presto o tardi arrivano al pettine. Il suo matrimonio, il suo rapporto con i figli, la reputazione della clinica: uno dopo l’altro, tutti i pilastri della sua esistenza iniziano a vacillare. Anna è costretta a fare ciò che non avrebbe mai immaginato: aprire gli occhi e attraversare il confine sottile che separa l’apparenza dalla realtà. Per scoprire che le ferite, anche se fanno male, a volte sono crepe dalle quali può entrare una nuova luce.
Con straordinaria lucidità e una scrittura che non concede niente alla retorica, Le imperfette getta uno sguardo su quel groviglio interiore che ci portiamo dentro, dove le bugie che gli altri ci raccontano si mescolano agli inganni dei nostri stessi sensi.

Recensione 'Il ballo delle pazze" di Victoria Mas - Edizioni e/o


IL BALLO DELLE PAZZE || Victoria Mas || Edizioni e/o || 10 febbraio 2020 || 189 pagine

Parigi, 1885. A fine Ottocento l'ospedale della Salpêtrière è né più né meno che un manicomio femminile. Certo, le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, vengono chiamate "isteriche" e curate con l'ipnosi dall'illustre dottor Charcot, ma sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l'esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi. Alla Salpêtrière si entra e non si esce. In realtà buona parte delle cosiddette alienate sono donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene. Alla Salpêtrière si incontrano: Louise, adolescente figlia del popolo, finita lì in seguito a terribili vicissitudini che hanno sconvolto la sua giovane vita; Eugénie, signorina di buona famiglia allontanata dai suoi perché troppo bizzarra e anticonformista; Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto. E poi c'è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. Benché molto diverse, tutte hanno chiara una cosa: la loro sorte è stata decisa dagli uomini, dallo strapotere che gli uomini hanno sulle donne. A sconvolgere e trasformare la loro vita sarà il "ballo delle pazze", ossia il ballo mascherato che si tiene ogni anno alla Salpêtrière e a cui viene invitata la crème di Parigi. In quell'occasione, mascherarsi farà cadere le maschere...

Recensione 'Il gioco delle ultime volte' di Margherita Oggero - Einaudi



IL GIOCO DELLE ULTIME VOLTE || Margherita Oggero || Einaudi || 2 febbraio 2021 || 164 pagine

Ale, diciassette anni non ancora compiuti, scontenta, viziata, confusa. Lo ha sentito benissimo il rumore del tram, quando ha spiccato un balzo verso le rotaie. E Nicola, il medico che l'ha soccorsa appena arrivata in ospedale, non riesce proprio a togliersela dalla testa, quella ragazza più vicina alla morte che alla vita. Perché lo scudo professionale certe volte è di cartapesta, e anche la bellezza può essere un coltello che allarga le nostre ferite. Davanti a sé, adesso, ha un lungo week-end da trascorrere con la moglie Teresa a Chamois, a casa di amici. Un week-end come tanti, si direbbe. Cene, passeggiate, chiacchiere davanti al camino. Ma in quei pochi giorni, per lui e per tutti gli altri, il tempo subirà un'accelerazione e procederà in tutte le direzioni. Ognuno sarà costretto a fare un bilancio della propria vita e a portare allo scoperto i segreti che nasconde persino a se stesso. A catalizzare tutto, forse, l'ombra di Ale, e per Nicola anche un fantasma in carne ed ossa che viene dal passato: il suo vecchio amico Matteo che non vede dagli anni del liceo. Qualcuno proporrà un gioco innocuo per passare il tempo: ma sarà il tempo invece a passare su ognuno di loro. «Il gioco delle ultime volte» ha le sue regole: ciascuno deve raccontare l'ultima occasione in cui ha fatto o visto una determinata cosa o persona; valgono sia i ricordi veri sia quelli inventati. C'è chi parla di una casa in cui ha trascorso le vacanze da ragazzo, chi s'inventa (chissà perché) di aver nostalgia di un anello che non ha mai perso, chi si spinge più a fondo. Come Nicola, e Matteo, che finalmente a notte fonda si troveranno faccia a faccia per continuare quel gioco da soli. Non si vedono da trent'anni: da quando ad Amsterdam, dove erano in vacanza insieme, Matteo aveva fatto a Nicola «uno scherzo» che li avrebbe segnati per sempre.

Recensione 'Il giorno del sacrificio' di Gigi Paoli - Giunti

 


IL GIORNO DEL SACRIFICIO || Gigi Paoli || Giunti || 10 febbraio 2021 || 436 pagine

Sembra un lunedì mattina come tanti per Carlo Alberto Marchi. Come ogni giorno, il reporter è diretto a Gotham City, il futuristico Palazzo di Giustizia di Firenze, a caccia di notizie. Un lunedì come tanti, sino alla telefonata del capocronista: Marchi deve correre al vicino polo universitario, è successo qualcosa di grosso. Ma, dopo essere arrivato sul posto ed essere riuscito a farsi strada tra il muro di poliziotti e ambulanze, quello che vede lo coglie del tutto impreparato: sangue dappertutto, una decina di studenti a terra, alcuni corpi coperti pietosamente da lenzuola bianche. Tra loro, anche l’autore della carneficina, che dopo aver sparato all'impazzata si è ucciso urlando "Allah akbar". Firenze si risveglia nel terrore, soprattutto quando un video annuncia che il Giorno del Sacrificio è vicino...

Diario di Bordo - Cosa deve avere un libro per conquistarmi?


Qualche giorno fa, in un post pubblicato su Instagram, Talita mi ha posto una domanda che, per un lettore dovrebbe essere di facile risposta: “Per te, cosa vuol dire una bella storia?”. Insomma, cosa deve avere un libro per conquistarti?
Non mi ha chiesto se io voglia più bene a mamma o a papà (a papà!) o, peggio ancora, quale sia il mio libro preferito (ma uno? Uno solo? Ma è una domanda atroce!). 


Insomma, ogni lettore che si rispetti saprà rispondere alla domanda di Talita. E io, in effetti, lì per lì ci ho provato. Ma poi il mio cervello, come suo solito, ha iniziato ad andarsene per i fatti suoi, ha fatto qualche giro attorno a casa, poi ha svirgolato verso il parco, due saltelli su un prato, un’occhiata all’orizzonte ed ecco che mi sono resa conto che io non ho un “canone prestabilito” per definire una storia bella. O almeno per definirla bella per me, si intende! 


Rientrata all’ovile, ho iniziato a guardare le mie librerie, spulciare i libri che vi sono stipati, li ho sfogliati, ho riletto qualche riga di quelli più importanti per me. 
E ho anche cercato di tirare le somme, di stilare una di quelle liste che tanto amo fare per riuscire a rispondere concretamente alla domanda che mi è stata posta. 

Potrei parlare di generi, mi pare ottima come scrematura iniziale, no? 
Ok, per anni sono stata una lettrice di thriller; non di quelle che si focalizzano solo su quel genere, ma sicuramente quel tipo di romanzi era molto presente nella mia libreria. 
Nell’ultimo anno, ho progressivamente messo da parte questa categoria, un po’ perché è sempre più difficile trovare dei thriller ben scritti, un po’ perché sento la necessità di leggere altro. 
Onnipresenti, da sempre nella mia vita, sono i romanzi storici e la narrativa contemporanea. E se sui primi rimangono fedele nei secoli, la narrativa si è evoluta, crescendo assieme a me, passando da una narrativa più leggera a qualcosa di più “importante” (rubo le parole a Lallina). 
Anche in questo caso, romanzi che anni fa avrei letto tranquillamente, non fanno più per me; ma anche romanzi che sino a poco più di un anno fa avrei comprato a scatola chiusa, adesso non vengono degnati di uno sguardo da parte mia. 
Conclusione? Non sono una lettrice che si affida al genere per essere sicura di poter leggere una bella storia. 

E allora ho provato a fare un’analisi dei romanzi che ho letto (e amato) negli ultimi due o tre anni. 

Quanto contano i personaggi? Sicuramente hanno un loro perché, ma ho amato storie con personaggi diametralmente opposti tra loro: se nel mio cuore un posto privilegiato lo detiene Cesare Annunziata, protagonista de “La tentazione di essere felici” (vi ho già detto di leggerlo? No? Strano!), vecchio, burbero, sociopatico… sì, insomma, la mia versione anziana e maschile, è anche vero che ho divorato la Saga de “L’amica geniale” di Elena Ferrante, nella quale, a distinguersi sono le due protagoniste, Lila e Lenù, che certo non brillano per simpatia e amabilità! 
Quindi no, non è un personaggio ben distinto che mi fa amare una storia. 

Parliamo di scrittura? Oh beh, qua vinciamo facile: caro scrittore, se mi piazzi tutti i congiuntivi al posto giusto, abbiamo serie possibilità di andare d’accordo! 
Scherzi a parte (no, non sto scherzando, i congiuntivi dovete studiarli!), la scrittura sicuramente influisce sul mio apprezzamento: non saprei dirvi che tipo di stile io apprezzi; certo non eccessivamente basico, ma neanche le scritture troppo arzigogolate mi conquistano, lasciandomi addosso la sensazione di aver assistito più a un esercizio di stile che non aver letto un romanzo. 

Forse dovrei rassegnarmi al fatto che io non sappia rispondere a questa domanda, ma sia in grado, per fortuna, di capire già dalle prime righe se un romanzo possa conquistarmi. 
E questo, assieme alla mia voracità, mi ha regalato un bagaglio fatto di storie preziose, ricche, divertenti, ma anche tristi; storie importanti, ma anche leggere. 
Porto con me un carico di personaggi indimenticabili, unici, talmente veri da portarmi, a volte, a dimenticare che si tratti solo di creazioni nate dalla mente di un’altra persona (ciao, Cesare! Un giorno ti troverò e ti sposerò!). 
Ho, nella mia vita, scoperto scrittori e scrittrici riconoscibili dalle prime parole, persone che, grazie al loro talento, mi hanno donato momenti indimenticabili e unici: attimi fatti di sorrisi e lacrime, emozioni rare, viaggi infiniti. 
E, in fondo, questo è il senso della lettura, no? Aprire un libro per intraprendere un viaggio unico, che ci faccia crescere, che ci emozioni, che ci racconti, inconsapevolmente, anche un po’ di noi stessi!




 

Recensione 'Supereroi' di Paolo Genovese - Einaudi

 


SUPEREROI || Paolo Genovese || Einaudi || 24 novembre 2020 || 288 pagine

Servono i superpoteri per amarsi tutta una vita, Anna e Marco lo sanno bene. Lei è una fumettista dal carattere impulsivo, nemica delle convenzioni; lui un professore di fisica convinto che ogni fenomeno abbia la sua spiegazione. A tenerli insieme è un'incognita che nessuna formula può svelare. Quante possibilità ci sono che le esistenze di due persone, sfioratesi appena in un giorno di pioggia, si incrocino per caso una seconda volta? Cosí poche da essere statisticamente irrilevanti, direbbe la scienza. Eppure ad Anna e Marco questo accade e riaccade. Ed entrambi si chiedono se a riavvicinarli di continuo sia un algoritmo, il destino o invece un sentimento tanto forte da resistere alle fughe improvvise, agli scontri, alla routine, alle incomprensioni e al dolore. Spostandosi avanti e indietro sulla linea delle loro esistenze, Paolo Genovese racconta gli istanti perfetti e i drammi di una storia d'amore bellissima, che sfida il tempo, fa riflettere e infine commuove. Una storia d'amore che solo due supereroi possono vivere.