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'Non ancora 101' di Irene Salvatori: dialogo semiserio tra due cani sul libro che serve quando serve


NON ANCORA 101
Irene Salvatori
Marcos y Marcos
256 pagine
21 gennaio 2026


Berlino, casa tra laghetti e parchi del sud. Una mamma estrosa e sola si barcamena fra tante lingue, tre figli e sei bracchi ungheresi che tengono banco. E branco. Non è uno scherzo tirare le fila di una vita dove non c’è un istante di tregua, si gioca una costante partita a scacchi, accerchiati da una banda di berlinesi DOC e d’importazione. Il distinto signore che molla i New Yorker nell’immondizia, la malefica che ti denuncia al minimo morso, lo spaesato che recita poesie in polacco, l’invidiabile e bellissima ricchissima famiglia che beati loro. Nel frattempo, un coro di pretendenti – tra cui Maikol Gexon e Jörn Meraviglia – parrebbe farsi avanti per adottare il ruvido e abbandonato Aaron. Perché Aaron sarebbe un compagno di vita fantastico, parla come un cavaliere di ventura. Ma tutti in questo romanzo hanno un linguaggio che allarga la vita. Anche Berlino, impagabile Wunderkammer, o la casa, sommo rifugio indiavolato di casino, animato da loro, i “Non ancora 101”. Ibi è montata storta e parla mescolando male le parole. Rosa perfida stende con lo sguardo. Gábor muore di fame e non ricorda un tubo, Aviv unica gioia della vita. Infine, Bernardo, colosso introverso e invisibile. Gioioso come “La mia famiglia e altri animali” di Gerald Durrell, ma più dissacrante, autoironico, questo romanzo è illuminato da una incredibile inventiva linguistica, e ti tiene incollato fino all’ultima pagina, un po’ come la vita, almeno quella vissuta densamente.

Perché tutti parlando di "Skippy muore" e io no

Letture, hype e onestà

Comincio da qui, senza prenderla alla larga: in questo periodo non ho voglia di leggere un libro che so già potrei detestare.

Lo dico subito, così evitiamo equivoci.
Non è snobismo.
Non è posa intellettuale.
È memoria storica.

I miei precedenti con questo autore non sono felici, Il giorno dell’ape mi ha lasciato addosso una sensazione precisa e inequivocabile: fastidio.
Quello che non evolve, quello che non chiarisce.
Quello che ti infligge ferite a caso e poi se ne va, come se avesse fatto qualcosa di profondo solo perché è stato lungo e ambizioso.

Ecco perché, quando questa settimana ovunque sento nominare Skippy muore, io provo una cosa molto poco letteraria ma molto onesta: indifferenza.

Non irritazione.
Non rifiuto militante.
Proprio indifferenza. 

Skippy muore è ovunque.
È il libro di cui bisogna parlare.
Quello che ti colloca subito nella categoria giusta: lettore serio, lettore colto, lettore che ti “capisce”.

Eppure, più tutti ne parlano, più diventa chiaro che il vero protagonista della settimana non è il romanzo.
È il consenso intorno a lui.

Perché questo libro, prima ancora di essere letto, è diventato un segnale.
Un badge.
Un modo per dire: “Io sto da questa parte della letteratura”.

E attenzione: non sto dicendo che Skippy muore non sia un libro importante.
Sto dicendo che, in questo momento, non è il libro giusto per me.

Io oggi nei libri cerco ferite giuste e non casuali, chiarezza e una scrittura che sappia toccare le corde giuste.

Non ho voglia di rischiare di nuovo un’esperienza da cui uscire stanca, distante e con la sensazione di aver letto qualcosa di “necessario” solo sulla carta.

Ho già fatto quell’errore.
L’ho fatto proprio con lo stesso autore.
E l’ho pagato caro, in termini di tempo, energia e fiducia. 

Il mio silenzio su Skippy muore, quindi, non è una provocazione.
È un atto di onestà.

Non tutto quello che è di tendenza va letto.
Non tutto quello che tutti amano deve passare anche da me.
E soprattutto, non ogni grande romanzo arriva nel momento giusto per ogni lettore.

Forse Skippy muore è un libro enorme.
Forse è un capolavoro.
Forse mi parlerebbe, in un altro tempo.

Ma oggi no.
E fingere il contrario, solo per partecipare alla conversazione, sarebbe molto più disonesto che tacere.

Perché la lettura non è un dovere civico.
È una relazione.
E se non senti la chiamata, puoi anche non rispondere.

Il vero gesto controcorrente, questa settimana, non è leggere Skippy muore.
È ammettere che non tutto ciò di cui si parla è ciò che ci serve.

E io, oggi, ho scelto altro.


'Le ventisette sveglie di Atena Ferraris' di Alice Basso: il libro che arriva quando sei pronta per lui


LE VENTISETTE SVEGLIE DI ATENA FERRARIS
Alice Basso
Garzanti
334 pagine
21 gennaio 2025


Mi chiamo Atena Ferraris e mi sa che non sono come gli altri, inutile girarci intorno. Mia madre mi ha sempre detto che siamo tutti diversi, e quindi è come se fossimo tutti uguali. Non ne sono convinta, ma mi fido di lei. Ho trent’anni, vesto fuori moda e odio le sorprese. E ho ben ventisette sveglie ogni giorno per ricordarmi di lavorare, di mangiare, di andare a letto, di smettere di pensare. Soprattutto faccio troppe domande, dicono. Perché per me è essenziale che ogni cosa abbia una spiegazione. Per questo dirigo una rivista online di enigmistica dove ogni gioco, rebus o anagramma ha una soluzione univoca. Mi fa sentire al sicuro. So che siamo in pochi a ragionare così. Ora, però, è successo qualcosa che ha scombinato le carte.
Tutta colpa del mio fratello gemello. Febo è uno scrittore in crisi e, per ritrovare l’ispirazione, si caccia nei guai più assurdi. Al momento, per esempio, si è iscritto a una scuola di magia. Sembrerebbe una cosa innocua, se non fosse che, fra giochi di prestigio e illusioni, è inciampato in un mistero vero, di quelli che scottano. Mi ha supplicata di aiutarlo, dice che ha bisogno della mia capacità di vedere particolari che gli altri non notano. E così eccomi costretta a uscire di casa, a conoscere persone nuove e ad avere conversazioni normali. Ma forse è quello che ci vuole: forse è arrivato il momento di mettersi in discussione e capire se mia madre ha detto la verità sul mio modo di essere. A volte bisogna uscire dal guscio per capire chi si è davvero.
Il nuovo progetto di un’autrice da mezzo milione di copie vendute, opzionato dalla più importante casa di produzione cinematografica italiana prima ancora della pubblicazione. Dopo averci fatto sognare con le avventure di Vani Sarca e Anita Bo, Alice Basso torna dai suoi lettori con una nuova protagonista: diversa, ma che assomiglia un po’ a ognuno di noi. Perché siamo pieni di fragilità, ma anche di una forza che non sappiamo di avere. E Atena è qui per dimostrarcelo.

Rileggere "Il giardino segreto" da adulta: una lettura condivisa che diventa passaggio



Il giardino segreto lo avevo letto a dieci anni. Ne conservavo, per quanto possibile, un ricordo luminoso, quasi intoccabile. Così luminoso che, chissà perché, non mi era mai venuto in mente di rileggerlo. Come certi ricordi d'infanzia: li ami, ma non li rimetti in discussione.

Poi è successo altro.
Io e Roby abbiamo iniziato a leggerlo a Maty, la sera, prima di dormire. A voci alternate. Senza fretta. 
E dopo la prima sera era già diventato un rito. Noi tre, luce tenue, silenzio buono, quella dolcezza che arriva solo quando la giornata smette finalmente di chiederti qualcosa.

Rileggerlo oggi - a quarant'anni di distanza - è stato inevitabilmente diverso.
Non perché il libro sia cambiato.
Perché sono cambiata io.

Da bambina non avevo gli strumenti per cogliere davvero la solitudine che attraversa queste pagine. La vedevo, sì, ma non nelle sue pieghe più profonde. Oggi quella solitudine mi è arrivata addosso con più forza. E non mi ha fatto male: mi ha semplicemente parlato.

Maty ascoltava attentissima. È una divoratrice di libri, di quelle che fanno domande vere, curiose, mai di contorno. Dell'intera storia, credo che ciò che arrivasse a lei con più chiarezza fosse l'amicizia. E non è un caso. È una bambina molto matura, con pochi amici, che spesso fatica a riconoscersi nei coetanei. In quell'amicizia salvifica - che cura, che trasforma, che apre - c'era qualcosa che le apparteneva già.

Leggere questo libro insieme a Roby è stato naturale e speciale allo stesso tempo. Noi leggiamo sempre insieme. Ma questa volta c'era anche la nostra bambina e più di una volta ci siamo scambiati quello sguardo silenzioso che dice: ok, questo momento ce lo ricorderemo.

Abbiamo usato l'edizione Minalima, quella che ti sorprende pagina dopo pagina, che invita a scoprire, a soffermarsi. Ma la verità è un'altra: non è stata l'edizione a rendere magico il momento. Ha solo amplificato un piacere che esisteva già. La magia stava tutta lì: nella condivisione. Nell'essere solo noi tre. Una piccola famiglia dentro una storia.

Questa rilettura mi ha ricordato una cosa semplice e definitiva: l'amicizia, quando è vera, è salvifica.
E i libri, se letti insieme, diventano passaggi. Non rifugi. Non nostalgie. Ma passaggi veri.

Forse Il giardino segreto non è un libro per tutti i momenti della vita.
Ma è un libro che sa riconoscere quando sei pronta a incontrarlo di nuovo!



Libri per ricominciare l'anno con il piede giusto: letture che accompagnano


Gennaio è quel mese in cui tutti parlano di nuovi inizi, buoni propositi, vite stravolte.
Io no.

Gennaio, secondo me, è fatto per riprendere fiato.
Per rimettere un piede davanti all'altro.
per leggere senza dover dimostrare niente a nessuno - nemmeno a noi stesse.

Questa non è una guida per diventare persone migliori.
È una guida per ricominciare piano, con libri che non spronano, non giudicano, non urlano "forza!".
Libri che semplicemente stanno con te.

Ecco quelli che, secondo me, fanno proprio questo.

  • La tentazione di essere felici - Lorenzo Marone
Un libro che ti ricorda che non è mai troppo tardi per sistemare qualcosa. Nemmeno se ti senti in ritardo su tutto.
  • L'uomo che metteva in ordine il mondo - Fredrick Backman
Perfetto per chi sente il bisogno di rimettere insieme i pezzi, senza fretta.
  • La lista dei miei desideri - Lori Nelson Spielman
Gentile, rassicurante, senza la retorica del "cambia vita".
  • Il rumore delle cose nuove - Paolo Genovese
Per chi è nel mezzo di un passaggio e non sa ancora dove.
  • Dov'è finita Audrey? - Sophie Kinsella
Un romanzo gentile, ironico, sorprendentemente profondo. Perfetto quando la concentrazione è fragile.
  • Ogni giorno come fossi bambina - Michela Tilli
Intimo, quieto, perfetto per riavvicinarsi alla lettura.
  • Piccole cose da nulla - Claire Keegan
Minimalismo emotivo. Fa molto con pochissimo.
  • Una piccola pace - Mattia Signorini
Già dal titolo: promessa mantenuta.
  • Pane, cose e cappuccino - Fannie Flagg
Per ricominciare con un sorriso, senza sentirsi superficiali. La leggerezza è una cosa seria.
  • La strada del ritorno è sempre più corta - Valentina Farinaccio
Un romanzo che accarezza, non spinge.

Perché proprio questi libri?

Perché non chiedono performance.
Perché non ti fanno sentire inadeguata se leggi poco, piano, male o solo qualche pagina.
Perché gennaio non è una gara: è un ritorno.

Se stai cercando libri che accompagnano, che non spronano, che non pretendono una versione migliore di te... sei nel posto giusto.

Leggi quando puoi.
Leggi come riesci.
E se per ora riesci solo un po', va benissimo così.



'Cuore l'innamorato' di Lily King: quando l'amore fa più paura della perdita


CUORE L'INNAMORATO
Lily King 
Fazi Editore
220 pagine
4 novembre 2025


La protagonista di Cuore l’innamorato , aspirante scrittrice, sa riconoscere una buona storia d’amore: i segreti e i sottotesti, gli alti e i bassi. Ma la sua storia d’amore più grande, quella che ha vissuto in prima persona, non ha mai seguito le regole. Nell’autunno dell’ultimo anno di college la ragazza incontra due studenti modello del suo corso di Letteratura, Sam e Yash. Grandi amici che vivono fuori dal campus nell’elegante casa di un professore in anno sabbatico, i ragazzi la invitano a entrare nel loro inebriante mondo fatto di fervore accademico, battute a raffica e partite a carte; la soprannominano “Jordan” e le fanno scoprire rapidamente i piaceri dell’amicizia, dell’amore e dell’ambizione intellettuale. La passione giovanile, però, è imprevedibile e lei si ritrova presto al centro di un triangolo amoroso complicato. Mentre la laurea si avvicina e si allontana, questi tre ventenni si trovano a fare scelte che cambieranno per sempre le loro vite.
Alcuni decenni più tardi, Jordan sta vivendo la vita che sognava, e i giorni vulnerabili di un tempo sono solo un ricordo. Ma quando una visita a sorpresa e una notizia inaspettata fanno precipitare il passato nel presente, la donna torna in quel mondo che si era lasciata alle spalle ed è costretta a confrontarsi con le decisioni e gli inganni che hanno segnato la sua giovinezza.

I 5 errori che ogni lettore fa a gennaio


Gennaio, il mese delle bugie educatamente accettate

Gennaio è quel mese in cui, per qualche motivo inspiegabile, pensiamo di poter diventare persone nuove.
Più organizzate. Più motivate. Più lettrici modello.
È il mese delle agende intatte, delle TBR appena nate e già troppo ambiziose, delle frasi tipo: "Quest'anno mi gestisco meglio".
Io gennaio lo guardo sempre con sospetto. Perché so già come va a finire: tanta buona volontà, poca lucidità e un comodino che collassa sotto il peso delle aspettative.

Errore numero 1: trattare gennaio come un lunedì lungo

Gennaio viene spesso vissuto come un enorme "dai, ripartiamo bene".
Il problema è che non è un lunedì.
È più un martedì freddo, con le occhiaie di dicembre ancora addosso.
Pretendere concentrazione, entusiasmo e slancio creativo da un cervello appena uscito dalle feste è come chiedere a un gatto di fare agility: teoricamente possibile, emotivamente discutibile.

Errore numero 2: ricominciare a leggere "forte"

C'è sempre quel pensiero malsano: riparto con qualcosa di impegnativo. 
E via con il romanzo di 600 pagine, magari cupo, magari denso, magari filosofico.
Risultato: ti schianti entro il 10 del mese.
Gennaio non è il momento delle prove di forza. È il mese in cui la testa chiede storie che accompagnino, non che interroghino.

Errore numero 3: iscriversi a una challenge come se fosse un abbonamento in palestra

Le challenge di lettura spuntano ovunque. Alcune carine, altre francamente antigene.
Ci iscriviamo convinte che questa volta sarà diverso.
Poi arriva la vita.
Il lavoro riparte. Il freddo stanca. La sera ti addormenti dopo tre pagine.
E la challenge smette di essere un gioco e diventa un promemoria costante del tuo "ritardo".

Errore numero 4: pensare che leggere significhi automaticamente stare meglio

Questo è subdolo.
Si dà per scontato che leggere risolva. Sempre.
Ma anche la lettura ha bisogno del momento giusto.
A gennaio spesso siamo ancora emotivamente stanche, solo che facciamo finta di no.
E quando un libro non "funziona", invece di ascoltarci, ci colpevolizziamo.

Errore numero 5: guardare cosa leggono tutti gli altri

A gennaio i social sono un bollettino di guerra: chi ha già finito tre libri, chi pianifica l'anno, chi sembra aver trovato l'equilibrio cosmico tra vita e lettura.
Guardare troppo fuori mentre dentro siamo ancora in rodaggio è il modo più rapido per trasformare il piacere in confronto.
E il confronto, in lettura, è sempre un pessimo consigliere.

La confessione

Io questi errori li faccio.
Li riconosco. E li rifaccio.
Gennaio mi illude sempre un po', come certi primi appuntamenti molto promettenti che poi si rivelano normali.
E va bene così. Non tutti i mesi devono essere performanti. Alcuni devono solo passare.

Gennaio è semplicemente il mese sbagliato per pretendere tutto insieme.
Nuove abitudini, nuovi obiettivi, nuova disciplina, nuova versione di sé.
Anche la lettura ha diritto a un rientro morbido, senza esami di profitto.

Se a gennaio leggi poco, male o a tratti, non stai fallendo.
Stai solo tornando.
E tornare, nei libri come nella vita, richiede sempre un po' di lentezza.

E tu, quali di questi errori fai puntualmente a gennaio?



"Un grammo di felicità al giorno" di Siri Østli: la malinconia gentile che non ti sconvolge (ma ti fa bene)


UN GRAMMO DI FELICITÀ AL GIORNO
Siri Østli
Garzanti
360 pagine
25 ottobre 2022


È mattina, e Fie non vede l’ora di ricevere il suo messaggio quotidiano. Poche righe che contengono un compito da svolgere per tornare a vivere davvero e rompere la monotonia di giornate sempre uguali. Da qualche settimana, infatti, segue un calendario dell’Avvento in cui a ogni casella corrispondono un consiglio, un obiettivo o una motivazione. Non è certa di farcela, ma non ha nulla da perdere, e decide di accettare la sfida: solo così, in fondo, può mettersi in gioco davvero. A inventare questo stratagemma è stata sua sorella. Sara sa bene che Fie ha bisogno di qualcuno che la sproni a uscire dal guscio in cui si è rinchiusa dopo essere stata lasciata dal marito e con un figlio che si allontana sempre di più. Seguendo le indicazioni contenute nei messaggi, piano piano, Fie vede la sua vita cambiare. Sceglie un nuovo arredamento per la casa; prepara squisiti dolci al tepore del forno; adotta un cane e fa amicizia con i vicini. Piccoli gesti dal valore inestimabile grazie ai quali si accorge che non è vero che intorno a lei c’è solo un presente grigio. Nuovi colori vengono alla luce e le mostrano come suo figlio sia solo a un passo di distanza e come, forse, separarsi dal marito non sia stata una cattiva idea. Perché c’è sempre una ragione in tutto ciò che accade. Anche se a prima vista sembra negativo. Bisogna solo trovare la forza di riscoprire valori importanti come amicizia, condivisione, realizzazione di sé.
Un grammo di felicità al giorno è un inno al potere della vita di sorprendere e alla possibilità di ricominciare. A volte ci vuole qualcuno che ci venga in soccorso, a volte bastano un messaggio, un abbraccio, la parola giusta al momento giusto. La forza è dentro ognuno di noi, dobbiamo solo trovarla.