Le ultime chiacchiere

Cosa è uscito di recente sul blog

Diario di Bordo - Aprile


Solo io dormirei dalla mattina alla sera per poi svegliarmi con ancora tanto sonno addosso? Vi prego, ditemi che non sono l'unica affetta dalla sindrome della melatonina a palla!


Le letture
 
Ad aprile non ho letto tantissimo, un po' per via della stanchezza, un po' perché tra vacanze e ponti varii, il tempo libero è andato a farsi benedire! Segnate: dire che durante le vacanze leggeremo di più è una bugia! Le "poche" letture, per altro, non sono state particolarmente entusiasmanti. Salvo sicuramente "Sono contenta che mia mamma è morta", mentre "La pioggia prima che cada" finisce nel cassetto dei dimenticabili; discorso diverso per il primo volume di una tetralogia storica, "La guerra delle rose Stormbird" di Conn Iggulden, di cui vi parlerò in settimana: avevo voglia di un romanzo storico e, possibilmente, di una serie a cui appassionarmi, ma è stato un fiasco! E se "Dio di illusioni" si aggiudica la palma di libro abbandonato, il premio per Fiasco Colossale del Mese se lo aggiudica senz'altro "Bucaneve" di Mélissa Da Costa, con Ambre e i suoi capelli color ambra che mi perseguiteranno per molto tempo! 

Su Instagram, invece, abbiamo parlato di spirito critico e di come, a quanto pare, molte blogger non lo possiedano più, soprattutto quando si tratta di autori del cuore! 


Cosa leggerò a maggio? Per maggio ho scelto quattro libri, anche perché proprio oggi c'è una nuova uscita che vorrei leggere quanto prima ed è il nuovo romanzo di Fausto Brizzi, "Siamo scritti a matita". Oltre a Brizzi, leggerò:
  • "L'equilibrio delle lucciole" di Valeria Tron, per la rubrica #leviamocelodaicoconi
  • "Il giardino delle bestie" di Erik Larson, per la rubrica #sullostessodivano 
  • "Frankenstein" di Mary Shelley
  • "Il cerchio" di Dave Eggers
E poi...

Ad aprile ho riacceso la tv... o meglio, l'ho fatto per guardare altro che non fossero partite, Formula 1 e MotoGP!
Su Netflix ho guardato "Era ora" con Edoardo Leo, che forse non spicca per originalità dell'idea base, ma sicuramente regala emozioni! Film poggia-neurone è stato "Cheerleader per sempre": una classica commedia americana, divertente il giusto, perfetta da guardare quando non si ha voglia di impegnarsi troppo, ma di farsi due sane risate!

Su AppleTV+, invece, ho iniziato una serie con
Jennifer Aniston, "The morning show". Dopo aver letteralmente divorato la prima stagione in due soli pomeriggi, il tracollo è arrivato con la seconda stagione, nella quale a prendere il sopravvento sono tutte le menate del politicamente corretto, con puntate in cui ogni tre battute vengono inseriti messaggi di inclusione per ogni categoria immaginabile. E niente, l'ho mollata perché va bene tutto, ma a me il politicamente corretto ha un po' stufato!

Ovviamente ad aprile ho mangiato... perché vi stupite? Due gli esperimenti culinari di questo mese (e godiamoceli perché col caldo in arrivo, camperò di frutta!): il pane imbottito al forno e le brioche alla panna, che riempite col gelato sono qualcosa di divino... ma anche con la nutella fanno la loro porca figura!

Ah sì, aprile è stato il mese in cui ho rimesso mano al profilo TikTok! Visto che Instagram è sempre più morto e che Zucchina si ostina a copiare le cretinate ma non le cose utili (tipo poter fare dei reel più lunghi di 90 secondi), sono emigrata sul social cinese (anche voi sentite odore di fritto?) per le video-recensioni!




Recensione 'Bucaneve'
di Mélissa Da Costa - Rizzoli

BUCANEVE || Mélissa Da Costa || Rizzoli || 18 aprile 2023 || 480 pagine

Acquista qui (ma chi te lo fa fare?) 


Ambre ha vent’anni e la vita davanti a sé, ma non la vede. Da un anno è l’amante ragazzina di un quarantenne, Philippe, professionista affermato, padre di famiglia. Vive nell’appartamento che lui le ha messo a disposizione, ma è un amore asfissiato che si nutre di scampoli di tempo. Quando Ambre, sopraffatta dal vuoto, tenta di farla finita, Philippe è già distante da quell’amore nuovo e salva il proprio imbarazzo offrendole una via di fuga: le trova una sistemazione ad Arvieux, un paesino delle Alte Alpi francesi, come cameriera stagionale in un albergo. In questa valle azzurra, dove la montagna si presenta allo stato puro e le vetrine dei bar sono appannate dai fumi della cioccolata, Ambre scopre un micromondo di sogni, fragilità, entusiasmi, delusioni. Le persone che incontra hanno, come lei, dolori che pesano e solitudini schierate come scudi. Persone come Tim, l’aiuto cuoco, ventiduenne gay rifiutato dalla sua famiglia; come Rosalie, madre single di una bambina di quattro mesi, che soffre di fobia dell’abbandono. Come Wilson, che preferisce il rumore del vento tra i pini alla compagnia degli uomini. Giorno dopo giorno, tra un turno in sala e una ciaspolata nei boschi di larici, tra incomprensioni e risate leggere, Ambre mette piede nei loro silenzi ed esce dal suo. Come accade quando, sulla superficie di neve invernale, protettiva e muta, riaffiora la vita nei petali di un bucaneve. Racconto delicato e sincero sull’amicizia, sulle seconde possibilità, sulle intermittenze del cuore, immerso in un paesaggio potente e benefico, Bucaneve è, soprattutto, un inno al coraggio di ricominciare.

Recensione 'La pioggia prima che cada' di Jonathan Coe - Feltrinelli


LA PIOGGIA PRIMA CHE CADA || Jonathan Coe || Feltrinelli || 12 luglio 2007 || 220 pagine


La Zia Rosamond non è più. È morta nella sua casa nello Shropshire, dove viveva sola, dopo l'abbandono di Rebecca e la morte di Ruth, la pittrice che è stata la sua ultima compagna. A trovare il cadavere è stato il suo medico. Aveva settantatré anni ed era malata di cuore, ma non aveva mai voluto farsi fare un bypass. Quando è morta, stava ascoltando un disco - canti dell'Auvergne - e aveva un microfono in mano. Sul tavolo c'era un album di fotografie. Evidentemente, la povera Rosamond stava guardando delle foto e registrando delle cassette. Non solo. Stava anche bevendo del buon whisky, ma... Accidenti, e quel flacone vuoto di Diazepam? Non sarà stato per caso un suicidio? La sorpresa viene dal testamento. Zia Rosamond ha diviso il suo patrimonio in tre parti: un terzo a Gill, la sua nipote preferita; un terzo a David, il fratello di Gill; e un terzo a Imogen. Gill e David fanno un po' fatica a capire chi sia questa Imogen, perché prima sembra loro di non conoscerla, poi ricordano di averla vista solo una volta nel 1983, alla festa per il cinquantesimo compleanno di Rosamond. Imogen era quella deliziosa bimba bionda venuta con gli altri a festeggiare la padrona di casa. Sembrava che avesse qualcosa di strano. Sì, era cieca. Occorre dunque ritrovare Imogen per informarla della fortuna che le è toccata. Ma per quanti sforzi si facciano, Imogen non si trova. E allora non resta - come indicato dalla stessa Rosamond in un biglietto - che ascoltare le cassette incise dalla donna...

Diario di Bordo - Perché ho abbandonato "Dio di illusioni"...


 ... e riflessioni sparse sul BookTok


Avevo Dio di illusioni in libreria da qualche mese, non tantissimi, in realtà. Era uno di quei libri che avrei sicuramente letto entro fine anno, ma che ha fatto un improvviso balzo in avanti dopo l'ascolto del primo episodio di un nuovo podcast, "Comodino".
Così, in compagnia di Loredana, ho cercato di affrontare le 622 pagine di uno dei più famosi e osannati romanzi di Donna Tartt.


Le prime 50 pagine si leggono con facilità, immediatamente introdotti dall'autrice sia nella storia che nell'ambientazione, una delle caratteristiche fondamentali di questo romanzo, se non, addirittura, la caratteristica principe: Dark Academia.
Tenete bene a mente questo termine, che racchiude, soprattutto per i più giovani, un'intera filosofia di vita che spazia dallo stile dell'abbigliamento alla scelta delle letture.
Per intenderci: vecchi edifici di mattoni, libri rilegati in pelle, taccuini scritti a mano, candelabri, biblioteche e sere d'inverno nelle quali la pioggia picchietta sulle finestre, tazze fumanti di tè o caffè, poggiate su scrivanie di legno scuro.
E  poi, giacche di tartan o tweed, maglioni a collo alto o camicie bianche con colletti di pizzo, gonne plissettate o pantaloni di velluto a coste e, ai piedi, rigorosamente scarpe stringate! In testa baschi o fiocchi per raccogliere i capelli, sul viso occhiali dalla montatura di metallo o tartarugati. Ma soprattutto, loro: i libri. Tanti libri sotto braccio!

È proprio attorno a questa ambientazione, minuziosamente e ripetutamente sottolineata dall'autrice, che ruota Dio di illusioni.
Sin dalle primissime pagine, Tartt introduce i sei protagonisti del romanzo con accurate descrizioni fisiche e caratteriali. Questo aiuta sicuramente a non far confusione durante il prosieguo della lettura... e direi per fortuna, visto che tutto il resto, almeno sin dove ho letto io (pagina 300 circa), risulta pesante, lento, noioso, ammorbante!

Cosa non ha funzionato? Lo stile di Donna Tartt è indubbiamente unico, la scrittura, in qualche strano modo, affascinante. Ma tutto finisce qui! La storia di questi sei ragazzi, l'ambientazione in un college del Vermont, le vicissitudini che li porteranno a uccidere uno dei componenti del gruppo (tranquilli, niente spoiler: è scritto nella quarta di copertina e comunque accade a pagina uno. A PAGINA UNO!), rendono l'insieme non soltanto banale, ma estremamente noioso.
Come detto, uno dei sei protagonisti viene ucciso. Come e per quale motivo è ciò che dovremmo (e sottolineo dovremmo) scoprire durante la narrazione.
Il problema è che il motivo ci viene svelato dopo circa 200 pagine e non ci sarebbe nulla di male se non ci trovassimo davanti a qualcosa di estremamente banale. 
A tutto ciò, aggiungiamo la prolissità snervante data da intere pagine di minuziose descrizioni relative non solo all'ambientazione e alle caratteristiche dei personaggi, quanto alla vita che svolgono. È così che ci ritroveremo immersi in una lezione di filosofia greca che ci ammorberà per una ventina di pagine buone o in una disquisizione sulla morte per avvelenamento da funghi che ci farà venire voglia di essere noi la vittima di quell'omicidio pur di toglierci dalle scatole questa lagna infinita!
Una volta svelato il motivo per cui i cinque faranno fuori il sesto, resta ben poca curiosità nel voler proseguire la lettura... anche perché l'idea di ritrovarsi nuovamente infrattati tra filosofia e studio dei veleni non è che sia molto allettante, diciamocelo!
Dio di illusioni è una sorta di Le regole del delitto perfetto in forma cartacea e decisamente più noioso! Una lettura altalenante che tutte le volte in cui pare accendere la scintilla della curiosità, crolla miseramente verso la ripetitività e la lentezza.

Ma quindi, cosa ha fatto di Dio di illusioni un fenomeno del BookTok? Io credo che molto sia da imputare all'età dei lettori e delle lettrici che abitano il mondo di Tiktok. Un'età che oscilla fra i 14 e i vent'anni (solo adesso noi anziane stiamo facendo capolino, silenziosamente e più da spettatrici, in verità) in quel mondo lì.
I libri che hanno successo su Tiktok sono pochi e molto simili tra loro: protagonisti e ambientazioni stereotipate, storie piatte che non richiedono grande impegno mentale ed ecco che si urla immediatamente al capolavoro!

Proprio questo libro mi ha dato modo di notare una sostanziale differenza tra il mondo di lettori di Tiktok e quelli di Instagram: se nel secondo l'eccessivo spam di un romanzo, ottiene il risultato contrario a quello auspicato e quindi allontana i potenziali acquirenti, i lettori di Tiktok, forse proprio per via della giovane età, tendono a preferire dei "porti sicuri" e, di conseguenza, si adeguano alle letture e al parere di massa.

Quando ho deciso di abbandonare la lettura di questo romanzo, ho pubblicato un video proprio sul social dei ggggiovani e il risultato sono stati una serie di commenti a metà tra lo sgomento e lo shock. I peggiori sono partiti con gli insulti, ma ho capito che con loro l'unica soluzione è quella di ignorare e bloccare! Di sicuro, posso dire che i lettori di Instagram, forse anche per una questione di età, sono molto più bravi a cogliere l'ironia di certi video, rispetto a chi frequenta Tiktok!
Quello che, invece, accomuna questi due mondi è l'incapacità da parte di molti di accettare che i gusti differiscano e che nessun libro potrà piacere a tutti!

Recensione 'Morire è poco' di Enrico Mannucci - Neri Pozza


MORIRE È POCO || Enrico Mannucci || Neri Pozza || 24 marzo 2023 || 268 pagine



Fu per un ventennio una delle donne più potenti d’Europa, o per questo almeno passò, circonfusa da un’aura di leggenda che non l’abbandonò mai. Era la figlia del dittatore d’Italia: ne fu sempre consapevole anche se talvolta non a suo agio nel ruolo. Ma alla fine del 1943, Edda Ciano Mussolini era una donna disperata, in fuga, inseguita dai nazisti e aiutata da un passato amante che sarà tra i fondatori della moda Made in Italy. In quei giorni, il marito Galeazzo Ciano, uno dei delfini del regime fascista, stava per essere condannato a morte per aver votato, nella notte del Gran Consiglio, il 25 luglio 1943, contro il suocero Benito. Edda decise di fuggire, sotto falso nome, portando con sé i diari di Galeazzo. In Svizzera sarebbe rimasta per un anno e mezzo, dapprima isolata in un convento a Ingenbohl, poi – sempre sotto sorveglianza da parte delle autorità – in una casa di cura a Monthey, non senza imbarazzo del governo elvetico, che non sapeva bene come trattare questa ingombrante rifugiata. Lei, peraltro, non era tipo da rendere le cose facili; gli svizzeri non comprendevano i suoi sbalzi di umore, talvolta la inquadravano come una figura dissoluta; la sottoposero, infine, a numerosi esami clinici e psichiatrici. Il più importante fu quello del dottor Repond, il primario della clinica di Monthey, che compilò un approfondito rapporto dove descrisse, sotto una luce inedita, le dinamiche della famiglia Mussolini e inquadrò Edda come «una grande neuropatica». Dalla clinica, la Ciano riuscì a entrare in contatto con i servizi segreti americani, con Allen Dulles, colui che poi fonderà la Cia, e, dopo una lunga trattativa, gli cedette i Diari del marito, considerati dagli Alleati di valore strategico. Rientrata in Italia nell’agosto 1945, quattro mesi dopo la macabra esposizione del padre a piazzale Loreto, venne confinata a Lipari, l’isola dove erano stati reclusi tanti oppositori del regime. E dove, poco dopo il suo arrivo, la incontrò e intervistò Carlo Levi, l’autore di Cristo si è fermato a Eboli, antifascista militante che si trovò davanti la donna che non era più «la figlia del dittatore».

Recensione 'Sono contenta che mia mamma è morta' di Jennette McCurdy - Mondadori


SONO CONTENTA CHE MIA MAMMA È MORTA || Jennette McCurdy || Mondadori || 
14 marzo 2023 || 378 pagine



Jennette McCurdy ha solo tredici anni quando diventa una celebrità della tv grazie alla serie "iCarly". Dietro il suo sorriso smagliante si nasconde però l'inferno degli abusi fisici e psicologici a cui sua madre la sottopone fin da quando è bambina. Ossessionata dall'idea di fare della figlia una star, Debbie ha assunto il controllo maniacale di ogni aspetto della sua vita. E Jennette, pur di vedere la madre felice e di conquistare il suo amore, è disposta a rinunciare all'infanzia normale che vorrebbe così tanto. Giorno dopo giorno, per anni, Debbie cerca di distruggere Jennette per ricostruirla a suo piacimento. Solo quando il cancro obbliga Debbie a stare in ospedale e lontano da lei, Jennette scopre fino a che punto è riuscita a devastarla. Preda di disturbi alimentari, dell'alcol e di una grave depressione, è costretta ad affrontare il suo passato e il mostro che l'ha resa ciò che non avrebbe mai voluto essere. Scritto con disarmante sincerità e umorismo nero, "Sono contenta che mia mamma è morta" è il racconto di quello che succede quando chi ci dovrebbe amare più di tutti abusa della nostra innocenza. Ma soprattutto è una storia che parla di resilienza e conquista della libertà. E della felicità di farti lo shampoo da sola.